Nelle ultime ore, il Medio Oriente è precipitato in una spirale di scontro militare diretto e senza precedenti tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Iran. Il fragile accordo di cessate il fuoco è andato in frantumi.
Su ordine diretto della Casa Bianca, le forze armate statunitensi hanno scatenato una massiccia ondata di bombardamenti aerei e missilistici contro obiettivi costieri iraniani nello Stretto di Hormuz. La risposta di Teheran è stata immediata ed esplosiva, allargando il conflitto con attacchi missilistici contro basi e installazioni americane nei territori sovrani di Kuwait e Bahrein.
La scintilla a Hormuz e l’ira di Trump: «Folle violazione»
L’escalation bellica è divampata in seguito all’attacco condotto dall’Iran con uno sciame di quattro droni contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande nave da carico, provocando gravi danni strutturali. L’agenzia marittima britannica UKMTO ha confermato che anche una seconda petroliera battente bandiera di Singapore è stata colpita da un proiettile non identificato.
In risposta, i caccia statunitensi hanno martellato depositi di missili, stazioni di droni e postazioni radar costiere della marina iraniana.
Donald Trump: «Gli aerei degli Stati Uniti hanno appena colpito i depositi iraniani e le postazioni radar costiere per aver violato l’accordo di cessate il fuoco… ANCORA UNA VOLTA! Potrebbe arrivare un momento in cui saremo costretti a portare a termine militarmente l’opera che abbiamo avviato. Se ciò dovesse accadere, l’Iran cesserà di esistere!».
Il vicepresidente americano JD Vance ha rincarato la dose, adottando una linea intransigente: «Alla violenza si risponderà con la violenza. Se gli iraniani hanno dei disaccordi su come viene applicato il protocollo d’intesa, possono telefonare».
La controffensiva dei Pasdaran: missili balistici su Kuwait e Bahrein
Nel cuore della notte, i Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno confermato tramite i canali ufficiali di aver lanciato una massiccia ritorsione combinata di missili balistici e droni d’attacco fuori dai propri confini nazionali, prendendo di mira i centri nevralgici della presenza militare statunitense nel Golfo:
Il governo del Bahrein ha denunciato l’azione, accusando Teheran di voler deliberatamente far saltare in aria ogni sforzo diplomatico e regionale di de-escalation.
Teheran attacca l’Italia: «Fornire logistica è complicità nell’aggressione»
Il conflitto ha assunto immediatamente riflessi geopolitici pesanti anche per il governo italiano. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha pubblicato un durissimo attacco frontale su X indirizzato direttamente a Roma.
Replicando alle dichiarazioni della Premier Giorgia Meloni, che aveva negato un coinvolgimento diretto o un aiuto dell’Italia alle operazioni belliche di USA e Israele, Baqaei ha scritto:
Esmaeil Baqaei (Portavoce Esteri Iran): «Fornire sostegno tecnico e logistico agli aggressori non è altro che un contributo chiaro e diretto a un’aggressione illegale, un atto sfacciato e una grave violazione del diritto internazionale».
Mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato pubblicamente di un «equilibrio instabile», rammentando che una stabilizzazione dell’area è nell’interesse vitale di tutti, fonti diplomatiche confermano che i canali di comunicazione politica tra Washington e Teheran in Qatar e in Pakistan per l’inizio di luglio rimangono per ora confermati, ma svuotati di efficacia dall’incalzare delle bombe.
Caos a Beirut: Hezbollah si ribella all’accordo con Israele
Mentre il Golfo brucia, la tensione è alle stelle anche in Libano. Nonostante la firma dell’accordo quadro di pace siglato venerdì a Washington, Hezbollah ha formalmente dichiarato di considerare il patto “nullo” e non intende rispettarlo. Il leader della milizia sciita, Naim Qassem, ha tuonato contro l’intesa definendola «umiliante, vergognosa e inaccettabile».
Nella notte, centinaia di sostenitori di Hezbollah armati e a bordo di imponenti convogli di motociclette hanno invaso e bloccato le strade di Beirut, concentrandosi nei pressi del Parlamento e sulla via principale che conduce all’aeroporto internazionale Rafik al-Hariri. L’esercito regolare libanese è dovuto intervenire con la forza per disperdere i blocchi stradali e sedare i disordini, confermando che la stabilità del Libano meridionale resta appesa a un filo sottilissimo.