Il progressivo disimpegno militare degli Stati Uniti dal Vecchio Continente non è più solo una minaccia elettorale di Donald Trump, ma un dato di fatto strutturale. L’annuncio da parte del Pentagono del taglio delle brigate e del ritiro di un contingente compreso tra i 4.000 e i 5.000 soldati americani posizionati in Europa ha innescato una profonda accelerazione geopolitica.
Lungi dal mostrare panico, i vertici dell’Alleanza Atlantica incassano il colpo rivendicando una transizione già programmata. Da Helsingborg, dove si tiene la riunione dei ministri degli Esteri della NATO, il segretario generale Mark Rutte ha rotto il silenzio delineando i contorni di quella che definisce una svolta epocale: “È l’approccio ‘senza sorprese’. Era tutto ampiamente prevedibile, l’Europa si aspetta questa mossa da un anno”.
La fine della dipendenza: “Nato più forte e pilastro europeo” Il capo della NATO non ha usato giri di parole per descrivere lo stato precedente dei rapporti transatlantici, parlando esplicitamente della necessità di superare “un’eccessiva e malsana dipendenza da un singolo alleato”:
“Parte del mantenimento della forza di questa Alleanza implica una redistribuzione delle responsabilità, allontanandosi dal vecchio modello per andare verso una più equa condivisione dei compiti sulla sicurezza collettiva. L’Europa e il Canada stanno facendo di più, investendo massicciamente nella base industriale della difesa. Non siamo impreparati: per quanto riguarda il modello delle forze alleate, abbiamo già predisposto i processi necessari da febbraio dello scorso anno”.
Secondo Rutte, il taglio dei 4-5mila militari non minerà la sicurezza continentale poiché si tratta di forze di rotazione che non impatteranno sui piani di difesa strategica complessivi. Il Pentagono, dal canto suo, ha precisato che la rimodulazione serve a “mettere gli alleati in condizione di contribuire con le proprie forze e assumere la leadership della difesa convenzionale”, confermando però che Washington manterrà intatto il proprio scudo nucleare e un coinvolgimento sul fronte convenzionale.
La transizione geopolitica americana verso l’Asia La dottrina militare della Casa Bianca si sta spostando stabilmente sul quadrante Indo-Pacifico per arginare l’ascesa della Cina (asse blindato proprio in queste ore dal vertice Xi-Putin a Pechino). “Sappiamo che ci saranno degli aggiustamenti. Gli Stati Uniti dovranno orientarsi maggiormente verso l’Asia. Questo avverrà gradualmente e in modo strutturato nel tempo”, ha ammesso Rutte, citando le linee programmatiche già indicate dal comandante supremo alleato in Europa, il generale Alexus Grynkewich.
Arriva la “NATO 3.0”: L’Europa prende il comando convenzionale La nuova architettura dell’Alleanza prevede un inedito ribaltamento della catena di comando istituzionale per bilanciare il passo indietro di Washington:
- Comandi Congiunti all’Europa: I paesi europei guideranno tutti e tre i comandi congiunti dell’Alleanza.
- Comandi di Componente agli USA: Gli Stati Uniti manterranno la guida dei tre comandi di componente.
- Il boom delle spese militari: L’intera Alleanza si colloca ormai stabilmente sopra il target del 2% del PIL per le spese di difesa. L’esempio plastico è la Germania, che ha annunciato un piano di investimenti militari da oltre 150 miliardi di euro entro il 2029, una cifra raddoppiata rispetto ai budget del 2021.
Rutte si è detto infine “totalmente d’accordo” con le recenti dichiarazioni del vicepresidente statunitense Vance, ribadendo che la nascita di questa “NATO 3.0” garantirà un’Europa più forte e autonoma, capace di proteggersi da sola sul piano convenzionale.
LA NUOVA CATENA DI COMANDO DELLA “NATO 3.0”
- Ritiro truppe USA: Riduzione di 4.000-5.000 unità (forze rotazionali) e rimodulazione dei contingenti.
- Spostamento strategico: Disimpegno progressivo e strutturato degli Stati Uniti a favore del teatro asiatico.
- Leadership Europea: Controllo totale europeo dei 3 comandi congiunti dell’Alleanza Atlantica.
- Target 2% del PIL: Obiettivo di spesa raggiunto da tutte le principali economie d’Europa (con la Germania a 150 miliardi nel 2029).