Il Consiglio dei Ministri ha dato oggi il via libera alla nomina di cinque nuovi Sottosegretari, completando il puzzle del sottogoverno e segnando un rimpasto tecnico all’interno della maggioranza. Subito dopo la deliberazione del Cdm, i nuovi membri della squadra di Governo hanno prestato giuramento nella Sala dei Galeoni di Palazzo Chigi. La procedura, come previsto dalla Costituzione, si è conclusa con un decreto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su proposta della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Ecco i cinque nuovi Sottosegretari e i rispettivi ministeri di competenza:
- Alberto Balboni (FdI) – Sottosegretario alla Giustizia: Attuale Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Balboni (con un passato nel Msi e in An) prende il posto del dimissionario Andrea Delmastro.
- Paolo Barelli (FI) – Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento: L’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera, uomo vicino alla famiglia Berlusconi, approda al sottogoverno dopo una lunga trattativa. Barelli ha rinunciato ad alcune deleghe legate alla presidenza della Federnuoto.
- Giampiero Cannella (FdI) – Sottosegretario alla Cultura: Attuale vicesindaco di Palermo e assessore alla Cultura, Cannella (vicino a Ignazio La Russa) occupa la casella libera dopo la promozione a Ministro del Turismo di Gianmarco Mazzi.
- Mara Bizzotto (Lega) – Sottosegretario al Mimit (Imprese e Made in Italy): La senatrice leghista succede al collega Massimo Bitonci, recentemente nominato assessore della Regione Veneto.
- Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) – Sottosegretario agli Esteri: Avvocato di Caltanissetta, vicino a Saverio Romano, Dell’Utri completa la squadra di sottogoverno in quota Noi Moderati.
IL PUNTO: EQUILIBRI E SFIDE PRIMA DI MAGGIO
La nomina dei cinque Sottosegretari blinda gli equilibri interni della maggioranza in vista di scadenze cruciali. Meloni chiude le pratiche aperte (Giustizia e Cultura) e ricolloca figure chiave (Barelli e Bizzotto) proprio mentre il Governo è impegnato su fronti caldi come il caro energia (con il Consiglio Europeo alle porte e il taglio delle accise in scadenza il primo maggio) e la politica estera (con lo Stretto di Hormuz richiuso da Trump e i negoziati di Islamabad in stallo). Il rimpasto tecnico rafforza la squadra in un momento di forte pressione istituzionale e internazionale.