La decisione degli Stati Uniti di allentare le restrizioni sul greggio moscovita innesca un terremoto politico nella maggioranza di governo. Il vicepremier Matteo Salvini rompe il coro e chiede ufficialmente all’Italia e all’Europa di seguire l’esempio di Donald Trump.
«Non si tratta di essere pro-Putin, ma di non essere sciocchi», ha dichiarato il leader della Lega, sostenendo che le sanzioni stiano danneggiando l’economia europea senza fermare il conflitto, proprio mentre la nuova guerra nel Golfo spinge i prezzi dell’energia alle stelle.
La replica di Antonio Tajani è arrivata a stretto giro, blindando la linea della Farnesina e di Palazzo Chigi. «Mantenere le sanzioni contro la Russia? Assolutamente sì», ha ribadito il Ministro degli Esteri, ricordando che l’Italia è stata tra i promotori della linea della fermezza per costringere Mosca al cessate il fuoco. Tajani ha poi liquidato le parole dell’alleato con un gelido: «Rispetto tutte le opinioni, ma la linea non cambia».
Dall’entourage della premier Giorgia Meloni filtra una strategia di assoluto silenzio. La Presidente del Consiglio, impegnata in un weekend di contatti diplomatici sulla crisi iraniana, non intende alimentare il botta e risposta tra i suoi due vice. Per Palazzo Chigi fa fede quanto dichiarato dalla premier in Parlamento tre giorni fa: l’Italia continuerà a promuovere la pressione economica sulla Russia in sede G7 e Ue.
Le divisioni nel centrodestra offrono il fianco alle critiche delle minoranze, a loro volta frammentate. Il Partito Democratico parla di un governo «allo sbando», mentre Italia Viva accusa la premier di usare il silenzio per smarcarsi dalle responsabilità. Durissimo il giudizio di Azione, che definisce Salvini «una spalla per Putin». Anche nel Movimento 5 Stelle, nonostante alcune timide aperture al “pragmatismo” da parte di Chiara Appendino, Giuseppe Conte conferma la linea del no agli acquisti da Mosca finché durerà il conflitto in Ucraina.
La tensione romana si riflette fedelmente a Bruxelles, dove lunedì si terrà un Consiglio Affari Esteri e un G7 straordinario per varare uno “scudo sull’energia” contro la volatilità dei mercati. Il premier ungherese Viktor Orban ha già lanciato il guanto di sfida, definendo le sanzioni un «ricatto di Zelensky» e sostenendo che l’Europa non possa sopravvivere senza il petrolio russo. Giovedì prossimo, al Consiglio Europeo, Giorgia Meloni sarà chiamata a mediare tra la necessità di mantenere l’unità atlantica e le spinte centrifughe che, da Budapest a via Bellerio, chiedono di tornare a trattare con il Cremlino.