Da Seul, ultima tappa della sua missione asiatica, la premier Giorgia Meloni interviene con forza sul dossier Groenlandia, cercando di disinnescare quella che rischia di diventare una guerra commerciale totale tra le due sponde dell’Atlantico. La Premier frena l’escalation dopo l’annuncio delle tariffe USA: «C’è stato un corto circuito comunicativo, l’iniziativa europea non è anti-americana». Oggi vertice d’emergenza a Bruxelles per la risposta dei 27.
La giornata del 18 gennaio 2026 si apre con un’intensa attività diplomatica sull’asse Seul-Washington-Bruxelles. Giorgia Meloni, dopo aver reso omaggio ai caduti della guerra di Corea, ha riferito di aver avuto un lungo colloquio telefonico con Donald Trump per chiarire la posizione dell’Italia e dell’Europa sulla sicurezza dell’Artico.

Trump ha minacciato dazi del 10% (pronti a salire al 25% a giugno) contro otto nazioni europee — tra cui Francia, Germania e Regno Unito — colpevoli di aver inviato truppe in Groenlandia per l’esercitazione Arctic Endurance. L’Italia, finora esclusa dalla “black list”, si muove come pontiere:
Meloni ha spiegato al presidente USA che l’invio di truppe europee è stato «frainteso». Non si tratterebbe di un’iniziativa contro gli interessi americani, ma di una risposta a «ingerenze ostili» di attori terzi (Cina e Russia) in un’area strategica. Per la Premier, l’unico luogo dove gestire la deterrenza artica è l’Alleanza Atlantica. Meloni ha già sentito il segretario Mark Rutte, confermando che la Nato sta iniziando a lavorare a un piano di sicurezza condiviso che includa anche gli Stati Uniti.


Mentre Meloni tenta di abbassare i toni, a Bruxelles l’atmosfera è elettrica. Il Coreper (il comitato degli ambasciatori dei 27) è stato convocato dalla presidenza di turno cipriota per preparare una risposta unitaria.
«Se gli USA prendessero la Groenlandia con la forza o il ricatto dei dazi, sarebbe la fine dell’ordine mondiale», ha avvertito l’ex segretario Nato Anders Fogh Rasmussen, usando parole durissime contro il linguaggio «da gangster» di Trump.
Durante il punto stampa a Seul, la Premier ha ufficializzato un’altra notizia di rilievo: l’Italia è stata invitata a far parte del Board of Peace per la transizione di Gaza. «L’Italia può giocare un ruolo di primo piano grazie ai suoi ottimi rapporti con tutti gli attori regionali», ha dichiarato Meloni. Nel board, presieduto da Trump, siederanno leader come Recep Tayyip Erdoğan (Turchia), Javier Milei (Argentina) e Mark Carney (Canada). La macchina operativa sarà guidata da figure come Jared Kushner, Steve Witkoff e l’ex premier britannico Tony Blair.