A meno di ventiquattr’ore dal faticoso completamento dell’iter legislativo europeo per stabilizzare le relazioni commerciali con gli Stati Uniti, lo spettro di una guerra tariffaria totale torna a scuotere l’asse transatlantico. Con un improvviso annuncio sul suo social network, Truth, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato l’imposizione immediata di dazi del 100% su tutte le merci importate da qualsiasi Paese europeo che decida di applicare o introdurre tasse sui servizi digitali delle multinazionali americane.
La risposta della Commissione Europea è arrivata a stretto giro, definendo le intimidazioni della Casa Bianca “ingiustificate” e paventando una contromisura immediata e simmetrica a tutela dell’autonomia legislativa del blocco comunitario.
Il fulmine a ciel sereno e il testo della minaccia di Trump
La dichiarazione di Trump rompe la tregua siglata formalmente appena un giorno fa dal Consiglio dell’UE, che aveva adottato due regolamenti attuativi per rispettare gli impegni tariffari concordati con Washington il 21 agosto 2025.
Le parole del tycoon scardinano di fatto l’impalcatura diplomatica degli ultimi mesi:
Donald Trump: «Numerosi Paesi europei hanno discusso dell’imminente introduzione di una tassa sui servizi digitali per le aziende americane. Alcuni sono prossimi a farlo concretamente. La presente dichiarazione intende precisare che qualsiasi Paese che imponga una tale tassa sarà immediatamente soggetto a un dazio del 100% su tutte le merci inviate negli Stati Uniti d’America. Questo nuovo dazio prevarrà su qualsiasi accordo commerciale stipulato con il Paese, indipendentemente dal fatto che sia stato implementato o firmato».
La posta in gioco: la Digital Levy per finanziare il Bilancio UE
La violenta reazione della Casa Bianca intercetta un dibattito caldissimo a Bruxelles. Nelle ultime settimane, i Paesi membri e la Commissione Europea hanno riattivato i negoziati per l’introduzione di una digital levy (prelievo digitale) interna all’UE.
IL NODO DELLE "RISORSE PROPRIE" PER L'EUROPA
├── IL FABBISOGNO ──► L'UE cerca nuove tasse per raccogliere circa 58-66 miliardi di euro all'anno.
├── LO SCOPO ──► Finanziare il bilancio pluriennale e rimborsare il debito del NextGenerationEU dal 2028.
└── IL RISCHIO ──► Senza accordo sulle tasse UE, la Commissione stima tagli fino al 40% alla spesa pubblica.
L’ipotesi sul tavolo prevede un’imposta del 3% sui ricavi generati da pubblicità online, mercati digitali e vendita di dati personali, applicabile solo ai giganti tech con fatturato globale superiore a 750 milioni di euro. Sebbene una decina di Paesi europei (tra cui Italia, Francia e Spagna) abbiano già attive delle proprie web tax nazionali, l’estensione della tassa a livello UE è considerata vitale per evitare un drastico ridimensionamento del bilancio comunitario.
La dura replica di Bruxelles: «Misura ingiustificata, pronti alla difesa»
Un portavoce della Commissione Europea ha risposto duramente alla nota di Trump, rivendicando i poteri sovrani e democratici degli Stati membri:
Commissione Europea: «Misure unilaterali che prendessero di mira politiche legittime sono del tutto ingiustificate. Se attuate, l’Unione europea risponderà rapidamente e in maniera risoluta per difendere i suoi diritti e la sua autonomia in ambito legislativo. L’UE e i suoi Paesi membri hanno il diritto sovrano di regolare le attività economiche sul loro territorio, in linea con i nostri valori democratici e con gli impegni internazionali».
Bruxelles ha inoltre tenuto a precisare che la regolamentazione in discussione ha una natura non discriminatoria: la tassa digitale si applicherà in maniera paritetica a tutte le grandi società che superano le soglie di fatturato, indipendentemente dal fatto che la loro sede legale sia americana, asiatica o europea.
La Commissione ha infine ricordato che la preferenza strategica dell’Europa resta legata a una soluzione globale sul fisco digitale (in linea con i parametri del G7 e i tavoli OCSE), ma ha avvertito che non accetterà ricatti commerciali sulle riforme fiscali interne.