Le relazioni transatlantiche precipitano al punto più basso degli ultimi decenni. L’amministrazione Trump ha ufficialmente imposto restrizioni di viaggio e sanzioni a cinque cittadini europei, tra cui l’ex Commissario UE al Mercato Interno, Thierry Breton. L’accusa mossa dal Dipartimento di Stato americano è pesantissima: aver promosso una “censura extraterritoriale” contro aziende e cittadini statunitensi attraverso le normative digitali europee.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha giustificato il provvedimento citando il ruolo di Breton come “architetto” del Digital Services Act (DSA). Sotto i riflettori c’è in particolare la lettera che Breton inviò a Elon Musk nel 2024, minacciando sanzioni prima di un’intervista trasmessa su X tra il magnate e Donald Trump.
- La linea dura: Washington considera le norme UE un attacco diretto al Primo Emendamento (libertà di espressione).
- Il ricatto NATO: Il vicesegretario di Stato Christopher Landau ha alzato la posta, suggerendo che la protezione militare statunitense potrebbe essere subordinata al rispetto delle libertà fondamentali americane da parte dell’UE.
La Commissione Europea ha condannato fermamente la decisione, definendola una “coercizione inaccettabile” e dichiarandosi pronta a reagire in modo rapido e deciso.
- Thierry Breton: L’ex commissario ha parlato di una “caccia alle streghe in stile maccartista”, ribadendo che le norme da lui promosse sono state votate democraticamente dal Parlamento Europeo.
- Emmanuel Macron: Il presidente francese ha denunciato un tentativo di intimidazione volto a minare la sovranità tecnologica del Continente: “Le regole dello spazio digitale europeo non si decidono fuori dall’Europa”.
- Antonio Costa: Il Presidente del Consiglio Europeo ha bollato le sanzioni come “inaccettabili”, mentre da Berlino il ministro Wadephul ha parlato di una violazione della sovranità degli stati alleati.
Oltre a Breton, il Dipartimento di Stato ha colpito figure chiave di quello che definisce il “complesso industriale della censura”:
- Imran Ahmed (Centre for Countering Digital Hate).
- Clare Melford (Global Disinformation Index).
- Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon (dell’organizzazione tedesca HateAid).
Queste organizzazioni sono accusate dagli USA di aver orchestrato campagne per boicottare media americani conservatori o “scomodi”.
Al cuore del conflitto risiedono due visioni opposte della rete:
- Modello USA: Libertà di parola quasi assoluta (Primo Emendamento), dove il mercato delle idee si autoregola.
- Modello UE: Libertà bilanciata dalla responsabilità, con il principio cardine secondo cui “ciò che è illegale offline deve esserlo anche online”.
La Commissione UE sta già valutando contromisure che potrebbero colpire colossi tech americani o limitare ulteriormente l’accesso ai dati per le aziende USA in Europa. Il rischio è una spirale protezionistica che potrebbe trasformarsi in una guerra commerciale totale, con ripercussioni imprevedibili sulla stabilità della NATO e sulla sicurezza globale.