TEHERAN NEGA INCONTRO DIRETTO: “SOLO PROXIMITY TALKS VIA PAKISTAN”. TRUMP STUDIA VENDETTA SU SPAGNA E GB PER MANCATO APPOGGIO
La capitale pakistana è diventata improvvisamente l’ombelico della diplomazia mondiale e l’ultima speranza per disinnescare la guerra totale nel Golfo Persico, scoppiata il 28 febbraio. In un clima di altissima tensione, segnato da un caotico “gioco delle smentite” e da un soffocante blocco navale USA a Hormuz, sono arrivati a Islamabad il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e gli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e il genero Jared Kushner. Nonostante la Casa Bianca avesse parlato di una “richiesta iraniana” per un incontro faccia a faccia, Teheran ha smentito categoricamente ogni ipotesi di dialogo diretto con il “Grande Satana”, proprio mentre il Papa gridava libertà davanti al regime di Obiang in Guinea Equatoriale. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, all’arrivo in Pakistan con Araghchi, ha chiarito: “Non è previsto alcun incontro tra Iran e Stati Uniti. Le osservazioni dell’Iran saranno trasmesse al Pakistan”. Teheran, pressata dall’ala dura dei Pasdaran (che tramite l’agenzia Tasnim hanno definito “menzogne” le ricostruzioni USA), accetterebbe solo “proximity talks” mediati dal governo pakistano e dal generale Asim Munir, con le delegazioni in stanze separate e il mediatore a fare la spola.
IL NEGOZIATO SULL’ORLO DELL’ABISSO E LA SMENTITA DEI PASDARAN
La diplomazia ufficiale iraniana è stretta tra due fuochi: la necessità di allentare il blocco navale che sta strangolando l’economia (petrolio oltre i 110 dollari, gas sopra i 70 euro) e l’opposizione ideologica dei Pasdaran a qualsiasi trattativa sotto pressione.
- Araghchi e i “Good Offices”: Il Ministro Araghchi ha in programma incontri con alti funzionari pakistani in linea con i loro “buoni uffici” per porre fine alla “guerra di aggressione imposta dagli americani”. Dopo Islamabad, Araghchi volerà in Oman e in Russia, segnale che Teheran cerca sponde internazionali. Da notare l’assenza al tavolo negoziale del Presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha lasciato per dissidi interni.
- L’Offerta di Trump: Da Washington, il Presidente Trump (che ha appena ricchiuso Hormuz dopo il fallimento del Taco Tuesday) ha lanciato segnali contrastanti, alternando minacce di annientamento a aperture: “L’Iran farà un’offerta per soddisfare le richieste Usa”. Secondo ricostruzioni giornalistiche (Axios), un incontro diretto Witkoff-Araghchi potrebbe svolgersi lunedì, ma le smentite di Teheran lo rendono improbabile.
LA VENDETTA DI TRUMP SULLA NATO “CATTIVA” (SPAGNA E GB). HEGSETH: “FINITA PROTEZIONE GRATIS”
Mentre Trump ricchiudeva Hormuz e Solovyov insultava la Meloni post-Sigonella, l’Amministrazione USA ha confermato la linea dura contro gli alleati NATO considerati “cattivi” per non aver sostenuto il conflitto in Iran. Washington sta studiando misure ritorsive senza precedenti:
- Spagna: L’ipotesi è la sospensione di Madrid dall’Alleanza Atlantica, proprio mentre Meloni frena sul Cancelliere tedesco Friedrich Merz e difende l’unità della NATO a Nicosia.
- Gran Bretagna: La vendetta su Londra passerebbe per un cambio di posizione storico sulle isole Falkland/Malvinas, con gli USA pronti a sostenere le pretese di sovranità dell’Argentina, anche se ufficialmente confermano la neutralità.
- Hegseth avverte l’Europa: Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth (che ha appena silurato il Capo della Marina Phelan per insubordinazione), ha fatto sapere agli alleati europei che è “finito il tempo della protezione gratis” e ha liquidato come “chiacchiere” i colloqui su Hormuz organizzati da Francia e Gran Bretagna a Londra.
IL PUNTO: DIPLOMAZIA SULL’ORLO DELL’ABISSO E LA “GUERRA DELLE PAROLE”
Il collasso del vertice di Islamabad è la dimostrazione del fallimento della “diplomazia sui social” di Trump, che ha alternato minacce di annientamento (“estinzione di un’intera civiltà”) a offerte di pace (“Taco Tuesday”). Teheran ha capito che Trump ha fretta di chiudere un successo diplomatico da spendere politicamente e usa l’assenza come un’arma diplomatica, esigendo la revoca del blocco navale come condizione imprescindibile per trattare. L’estensione della tregua offre un sospiro di sollievo temporaneo, ma il mantenimento del blocco a Hormuz (con 31 navi già respinte) e il sequestro della Majestic X (Teheran ne chiede il rilascio immediato) mantengono la regione sull’orlo della guerra totale. Le prossime ore diranno se la mediazione pakistana riuscirà a far sedere le parti al tavolo o se il “dialogo tra sordi” lascerà il posto alle bombe.