La fragile tregua nel Golfo Persico è collassata drasticamente. Meno di 24 ore dopo l’annuncio ottimistico di Donald Trump su un accordo imminente “entro un giorno o due”, l’Iran ha proclamato la nuova chiusura immediata dello Stretto di Hormuz. La decisione, comunicata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), trasforma il passaggio strategico in una zona di guerra, con la minaccia esplicita di colpire qualsiasi imbarcazione si avvicini.
Attraverso una nota ufficiale pubblicata su Sepah News, la Marina dei Pasdaran ha sigillato lo Stretto, dove transita il 20% del greggio mondiale: “Avvertiamo che nessuna nave, di alcun tipo, deve lasciare il proprio ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar dell’Oman. Qualsiasi tentativo di avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come collaborazione con il nemico e l’imbarcazione responsabile sarà presa di mira”.
L’IRGC ha chiarito che Hormuz resterà chiuso “fino alla completa rimozione del blocco navale statunitense” contro i porti e le navi iraniane, definendo “non credibili” le rassicurazioni di Trump sulla situazione nello Stretto.
Il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha rincarato la dose, accusando gli Stati Uniti di aver violato la tregua tentando operazioni di sminamento nell’area: “Abbiamo reagito con decisione a un tentativo statunitense di sminamento. A Islamabad, ho detto alla delegazione americana che se il loro dragamine si fosse spostato anche solo di un piccolo tratto dalla sua posizione, lo avremmo sicuramente abbattuto. Hanno fatto marcia indietro”.
Ghalibaf ha ribadito che lo Stretto è “sotto il controllo della Repubblica Islamica” e che il traffico rimarrà bloccato finché gli USA non revocheranno la loro decisione “avventata” di mantenere il blocco navale.
WASHINGTON SULL’ORLO DELLA GUERRA: CONVOCATA LA SITUATION ROOM
La reazione della Casa Bianca è stata immediata e febbrile. Secondo fonti citate da Axios, il Presidente Trump ha convocato d’urgenza una riunione nella Situation Room per discutere della recrudescenza della crisi e del fallimento, per ora, dei negoziati.
Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, il Vicepresidente JD Vance (che dovrebbe guidare il prossimo round di trattative), il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il direttore della Cia John Ratcliffe.
Un funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios che, se non ci sarà presto una svolta diplomatica (con la tregua che scade martedì), “la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni”. Al momento non è stata fissata una data per un nuovo incontro tra i negoziatori a Islamabad.
Mentre la Situation Room si riuniva, i media israeliani (Canale 12) hanno riferito che Israele si sta preparando per una possibile ripresa dei combattimenti con l’Iran, temendo che il collasso della tregua a Hormuz possa innescare un’escalation su vasta scala in tutto il Medio Oriente.
La mossa dell’Iran è un’umiliazione diplomatica per Trump, che proprio ieri aveva twittato “Grazie Iran” per la riapertura temporanea dello Stretto. Teheran ha dimostrato che non accetta un’apertura “tecnica” (sminamento UE-UK) se non accompagnata dalla fine del blocco navale ed economico USA. Con la minaccia di affondare le navi commerciali, l’IRGC ha alzato la posta al massimo livello: o la fine delle sanzioni, o la paralisi energetica mondiale e la guerra totale.