“BLINDARE L’ASSE SU REGIONE E DOPO-GUERRA”. TRUMP CANCELLA IL VERTICE DI ISLAMABAD E GELA L’IRAN: “NIENTE COLLOQUI DIRETTI, SE VOGLIONO TRATTARE CHIAMINO LA CASA BIANCA”
La crisi geopolitica globale nel Golfo Persico ha raggiunto un punto di svolta drammatico, con Teheran che ha presentato una nuova proposta diplomatica agli Stati Uniti per disinnescare il conflitto scoppiato il 28 febbraio, proprio mentre il Ministro degli Esteri iraniano, Seyyed Abbas Araghchi, volava a San Pietroburgo per un faccia a faccia cruciale con il Presidente russo Vladimir Putin. Secondo indiscrezioni rilanciate da Axios e diverse agenzie internazionali, l’Iran avrebbe offerto un piano di “spacchettamento” della crisi: riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz e fermare le ostilità attive, separando la sicurezza marittima dalle ambizioni atomiche. Teheran propone di congelare ogni discussione sul dossier nucleare a un momento successivo, dopo la revoca del blocco navale statunitense (che Trump ha ermeticamente chiuso post-Sigonella) che sta strangolando l’economia iraniana (petrolio oltre i 110 dollari, gas sopra i 70 euro).
La missione di Araghchi in Russia (che segue un tour frenetico in Oman e Turchia) mira a blindare il supporto diplomatico e militare dell’unico grande alleato capace di offrire una sponda a Teheran, proprio mentre il Papa gridava libertà in Guinea Equatoriale e blindavano il DL Sicurezza alla Camera con la fiducia (Guinea Equatoriale-Papa). Araghchi ha definito la sua visita un’opportunità per “coordinarsi con Mosca sul dopo-guerra” con Israele e gli Stati Uniti e per approfondire le “strette consultazioni su questioni regionali e internazionali”. Parlando ai media ufficiali poco dopo l’atterraggio a San Pietroburgo, il Ministro ha dichiarato: “L’incontro con il presidente russo sarà una buona opportunità per discutere gli sviluppi della guerra e fare il punto sulla situazione attuale. Sono convinto che queste consultazioni e il coordinamento tra i due Paesi saranno di particolare importanza”.
La risposta americana all’offerta iraniana è stata gelida e porta il marchio della fermezza di Donald Trump, che rivendica di avere Hormuz “sigillato ermeticamente”. Il Presidente USA ha gelato le speranze di una ripresa immediata dei dialoghimediati dal Pakistan, confermando la cancellazione del viaggio a Islamabad del genero Jared Kushner e dell’inviato speciale Steve Witkoff. Trump ha chiarito che non concederà all’Iran il palcoscenico di un vertice bilaterale formale in questa fase e che il canale di comunicazione non è chiuso, ma deve avvenire alle condizioni della Casa Bianca: “Ho detto che non faremo più negoziati diretti con l’Iran a Islamabad. Se vogliono parlare, possono venire da noi o chiamarci; abbiamo linee telefoniche molto sicure. Abbiamo fatto un ottimo lavoro, tutto questo finirà presto e saremo molto vittoriosi”.
Mentre i Ministri discutono di transiti sicuri a San Pietroburgo o Islamabad, nel sud del Libano la realtà è misurata dal numero delle vittime della strategia militare di Israele, che non prevede pause tattiche prima di un eventuale accordo politico. Ieri, una serie di attacchi israeliani ha colpito diverse località, causando la morte di 14 persone, inclusi due bambini e due donne. Oltre alle vittime fatali, i bombardamenti di ieri hanno ferito 37 persone. Secondo i dati ufficiali di Beirut, da quando la guerra tra Israele e Hezbollah è ripresa lo scorso 2 marzo, almeno 2.509 persone sono state uccise e 7.755 sono rimaste ferite in meno di due mesi. La tensione resta altissima lungo la Linea Blu, con le difese aeree israeliane che sono entrate in azione più volte dall’inizio di oggi per intercettare vettori provenienti dal nord.