Lo Stretto di Hormuz è ormai a un passo da un conflitto aperto e su vasta scala. Di fronte al blocco navale e alla paralisi delle rotte petrolifere globali, il presidente statunitense Donald Trump ha trasformato le riunioni di sicurezza nazionale in un vero e proprio vertice di guerra nella Situation Room.
Mentre i Pasdaran ribadiscono che lo Stretto rimarrà chiuso fino a quando non cesseranno i raid americani, l’amministrazione USA sta valutando piani militari di estrema forza che includono attacchi alle infrastrutture civili, raid contro i siti nucleari e persino operazioni di terra per occupare i terminal petroliferi di Teheran.
1. Il vertice della Situation Room e i piani d’attacco di Trump
Secondo le indiscrezioni trapelate dal Wall Street Journal, alla riunione d’emergenza hanno preso parte il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il direttore della Cia John Ratcliffe.
I vertici della difesa hanno prospettato a Trump una serie di opzioni militari progressive per forzare la resistenza di Teheran e sbloccare lo Stretto:
- Ponti e centrali elettriche: È l’opzione più imminente. Come minacciato da Trump, i bombardamenti della prossima settimana potrebbero estendersi alle reti di collegamento logistico e di approvvigionamento energetico civile dell’Iran.
- Il sito di Pickaxe Mountain (Monte del Piccone): Sul tavolo c’è l’ipotesi di colpire il controverso complesso sotterraneo legato al programma nucleare iraniano. L’operazione è considerata ad altissimo rischio, in quanto la struttura è scavata a centinaia di metri nella roccia e potrebbe resistere persino alle bombe speciali antibunker (bunker buster).
- Attacco energetico finale: Se i raid logistici non dovessero bastare, Washington colpirà direttamente i giacimenti e le raffinerie, bloccando del tutto le entrate economiche del regime.
2. L’opzione terrestre: sbarco dei Marines sull’isola di Kharg
La novità più clamorosa emersa dal vertice della Casa Bianca riguarda lo studio di piani per una vera e propria operazione anfibia. Trump non esclude l’invio di truppe di terra (boots on the ground) per prendere il controllo di alcune isole chiave dello Stretto e, in particolare, di Kharg Island.
L’isola di Kharg rappresenta l’arteria vitale di Teheran: da qui viene gestito e caricato sulle navi circa il 90% del greggio destinato alle esportazioni. Un’eventuale occupazione militare da parte dei Marines taglierebbe completamente i rifornimenti finanziari della Repubblica Islamica, ma esporrebbe in modo diretto le forze statunitensi alla reazione missilistica e ai droni d’attacco dei Pasdaran, allargando il conflitto a livello regionale.
Intanto, sul piano operativo, le forze del Comando Centrale (CENTCOM) hanno condotto altre due ondate di attacchi ed esteso il blocco navale. Nelle ultime ore, le navi da guerra USA hanno colpito con un missile un mercantile battente bandiera di Curaçao che aveva ignorato l’ordine di tenersi lontano dalle coste iraniane.
3. Teheran risponde con le minacce di morte; lunedì Netanyahu a Washington
A Teheran la propaganda di regime ha innalzato ulteriormente il livello dello scontro personale. In una delle principali piazze della capitale è apparso un enorme murale che raffigura Donald Trump chiuso all’interno di una bara, avvolto nella bandiera degli Stati Uniti, accompagnato dalla scritta monumentale: “Uccideremo Trump”.
In questo clima di altissima tensione si inserisce la diplomazia di guerra:
- L’arrivo di Netanyahu: Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è atteso lunedì alla Casa Bianca per un incontro faccia a faccia con Trump. Al centro del colloquio ci saranno la strategia comune sull’Iran e il piano di ridispiegamento delle forze israeliane fuori dalla Siria e dal Libano, dopo i colloqui di mediazione che si stanno tenendo a Roma.
- La variabile petrolio: Entrambe le fazioni sembrano per ora impegnate in una guerra di logoramento a bassa intensità. Trump vuole accelerare le operazioni prima delle elezioni di metà mandato di novembre per evitare che una fiammata del prezzo del barile danneggi l’economia interna, mentre Teheran scommette sulla propria capacità di resistenza per far scadere i 60 giorni previsti dal memorandum di pace provvisorio e costringere gli USA a concessioni diplomatiche.