I ribassi del greggio del 6% indicano una scarsa preoccupazione per le forniture globali, mentre gli indici azionari americani reagiscono positivamente alle notizie di nessun danno significativo. Gli ultimi aumenti sono però già arrivati velocemente alle pompe, con la benzina salita fino a 2,3 euro al litro al servito in autostrada. I consumatori parlano di speculazione, ma Assopetroli minimizza. In allerta il Garante sui prezzi.
Nonostante la recente rappresaglia iraniana contro le basi statunitensi in Qatar e Iraq, i mercati finanziari sembrano non credere a un’imminente escalation del conflitto in Medio Oriente. Il prezzo del petrolio ha registrato un calo significativo, con il Brent che perde il 5,45% a 72,80 dollari al barile e il West Texas Intermediate (WTI) che scende del 5,55% a 69,74 dollari. Una flessione che gli osservatori attribuiscono alla risposta iraniana, considerata “meno severa delle attese” e soprattutto per aver finora risparmiato le infrastrutture petrolifere cruciali.
Mentre le piazze finanziarie europee hanno chiuso tutte in ribasso, con Milano che ha perso l’1,00%, Wall Street ha mostrato una notevole resilienza. Dopo un’apertura debole e un’iniziale flessione a seguito dell’attacco iraniano, i listini americani hanno recuperato terreno. Il Dow Jones ha chiuso in crescita dello 0,89% e il Nasdaq dello 0,94%, spinti dalla conferma del governo di Doha che i missili lanciati sono stati intercettati e che non ci sono stati danni significativi. Questa altalena, tuttavia, potrebbe continuare nelle prossime sedute, in attesa di una maggiore chiarezza sull’evoluzione della situazione.
Il Presidente Donald Trump ha ulteriormente contribuito a placare le preoccupazioni, esortando su X a “mantenere bassi” i prezzi del petrolio, accusando chi specula di “fare il gioco del nemico”. La calma dei mercati suggerisce una percezione che l’Iran, pur volendo mostrare una reazione, non abbia l’intenzione di innescare una guerra su vasta scala che potrebbe destabilizzare ulteriormente l’approvvigionamento energetico globale.
L’andamento dei mercati riflette la speranza, o la scommessa, che la situazione in Medio Oriente non degeneri oltre gli attuali scambi di colpi. Ma quanto durerà questa fiducia?