Da Venezia arriva un forte e nitido richiamo strategico sul futuro del lavoro e della democrazia nell’era digitale. In occasione del XIX Simposio Cotec Europa, intitolato “Rethinking Work in the Age of AI: Transformation, Opportunity and Governance”, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha spronato l’Unione Europea a compiere un cambio di passo immediato e concreto sulla gestione dell’Intelligenza Artificiale.
L’evento ha visto il confronto diretto tra il Capo dello Stato italiano, il Re di Spagna Felipe VI e il Presidente del Portogallo António José Seguro. Al di là del cerimoniale, il vertice ha prodotto un atto politico di rilievo: la firma di un memorandum d’intesa sull’IA siglato dalle tre fondazioni Cotec nazionali, volto a creare un asse sinergico tra i Paesi della sponda sud dell’Unione per governare l’impatto dell’innovazione sul mercato del lavoro.


Il monito all’Europa: «Basta regole, ora serve l’operatività»
Nel suo discorso, l’inquilino del Quirinale ha esortato le istituzioni europee a superare la fase dei dibattiti teorici e normativi per entrare in quella dell’azione. Il cambiamento, ha spiegato, non va demonizzato ma guidato:
Sergio Mattarella: «L’Europa deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività. La sfida dell’innovazione è una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria».
Il Presidente ha spazzato via ogni tentazione di isolazionismo o “sovranismo tecnologico”: senza una massa critica comune, i singoli Stati membri rischiano di frammentare il mercato unico e subire passivamente gli standard decisi dai colossi tech statunitensi o asiatici.


L’allarme democratico: «Il 99% della popolazione è un utente passivo»
Il passaggio più duro e analitico dell’intervento di Mattarella ha riguardato l’asimmetria di potere legata alla conoscenza tecnica e ai mezzi di calcolo, quantificando un rischio di sottomissione algoritmica globale:
- Oligopoli tecnologici: La capacità di progettare e controllare gli algoritmi è concentrata nelle mani di pochissimi attori transnazionali.
- Dipendenza di massa: L’apparente democratizzazione dei software maschera in realtà una totale asimmetria tra produttori e consumatori.
L’allarme del Capo dello Stato: «Oggi il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie: la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi. Una tendenza che va invertita. Con urgenza».
IL RISCHIO DELLA STRATIFICAZIONE DIGITALE
├── 1% PRODUTTORI ──► Controllano codice, infrastrutture e dati (Oligopoli)
└── 99% UTILIZZATORI ──► Subiscono passivamente decisioni algoritmiche senza controllo pubblico
Per il Presidente della Repubblica, invertire questa rotta tramite un’alfabetizzazione strutturale non è solo una sfida educativa, ma una vera e propria precondizione democratica. Senza una reale capacità progettuale autonoma da parte dell’Europa e dei suoi cittadini, i diritti sociali e di cittadinanza rischiano di essere subordinati a scelte tecnologiche prive di trasparenza e controllo pubblico.