Nel consesso più formale dell’anno, davanti al corpo diplomatico accreditato in Italia riunito al Quirinale per le celebrazioni della Festa della Repubblica, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronuncia un discorso di altissima drammaticità geopolitica. Il Capo dello Stato lancia un atto d’accusa durissimo contro la spirale bellica in Medio Oriente e l’invasione israeliana, denunciando come la guerra stia colpendo «brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano».
Un anno dopo aver censurato la riduzione alla fame della popolazione di Gaza, Mattarella torna a parlare in diretta televisiva agli ambasciatori di tutto il mondo (presenti sia il rappresentante israeliano che quello iraniano, unici assenti i diplomatici di Russia e Bielorussia, non invitati). Il messaggio è un appello totale al multilateralismo e al ripudio della logica dello scontro.
Il monito sul Medio Oriente: «Il caos fa seguaci»
Il Presidente esprime profonda amarezza per l’allargamento del conflitto all’area del Paese dei Cedri, dove l’Italia è storicamente presente con circa 1.200 soldati del contingente di interposizione ONU (Unifil):
Sergio Mattarella: «Il caos è tristemente evidente in Medio Oriente. È la conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci. Nelle relazioni tra gli Stati, deve prevalere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi».
Richiamando l’Articolo 11 della Costituzione, Mattarella ricorda ai diplomatici le radici stesse della Repubblica: il ripudio della guerra come strumento di offesa e la scelta consapevole di condividere la sovranità per assicurare la pace. «Alimentare giacimenti di rancore, di odio, spinge soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui», avverte il Capo dello Stato.
Il fronte ucraino e il rifiuto del «malinteso realismo»
Il discorso del Quirinale tocca inevitabilmente anche il dossier europeo, ribadendo la ferma condanna nei confronti di Mosca, colpevole di aver introdotto una «tendenza regressiva dell’ordine internazionale» con l’invasione russa. Mattarella esorta le cancellerie occidentali a non cedere alla stanchezza o al cinismo geopolitico:
- Il sostegno a Kiev: «Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kiev».
- L’attacco ai cinici: Tutto ciò che sta accadendo, tra l’Ucraina e il Medio Oriente, non deve indurre alla rassegnazione «in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione. Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che è questione di volontà e di scelte».
Il valore della diplomazia contro la frammentazione globale
In un mondo segnato dall’escalation militare – che proprio nelle stesse ore vede Donald Trump impegnato in un pressing telefonico asfissiante per frenare il governo di Tel Aviv e blindare la tregua con l’Iran – Mattarella conclude il suo discorso valorizzando il ruolo cruciale dei diplomatici di professione, capaci di leggere la complessità culturale e frenare l’istinto bellico dei leader politici:
«Oggi, in una realtà internazionale frammentata e complessa, il ruolo della diplomazia, la vostra professionalità, sono ancora più essenziali per la capacità di attingere alle radici dei rapporti tra Paesi, di saper leggere in profondità la realtà nella quale si opera».