Il dibattito alle Camere sullo scostamento di bilancio per energia e difesa fa esplodere le tensioni nel centrosinistra. La linea pacifista condivisa da Schlein, Conte e Fratoianni provoca la spaccatura dell’ala riformista del Partito Democratico, che vota in difformità dal gruppo.
La risoluzione unitaria e il nodo del “Safe”
Dopo una complessa trattativa, PD, M5S e AVS hanno depositato un testo unitario per impegnare l’esecutivo a non destinare le risorse dello scostamento di bilancio all’incremento delle spese militari. Tuttavia, per ottenere il sostegno di Giuseppe Conte, nel documento è stato omesso qualsiasi riferimento al fondo europeo SAFE (Security Action for Europe).
- La mediazione di Schlein: La segretaria dem ha scelto di allinearsi all’intesa con il M5S per evitare che le forze pacifiste dell’alleanza perdessero terreno, rivendicando la contrarietà all’obiettivo Nato del 5% del PIL per gli eserciti nazionali e spingendo invece per una difesa comune europea.
- La linea di Conte: Il leader del Movimento 5 Stelle ha ribadito la posizione intransigente: “Non chiedeteci un euro per il riarmo, è una follia destinarne 20 al settore militare anziché al carovita”.
La rivolta dell’ala riformista dem
I parlamentari della minoranza riformista del PD (guidata da Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino) hanno formalmente preso le distanze dal testo:
“Questo continuo cedimento alle posizioni populiste del M5S allontana la coalizione dalla costruzione di un’alternativa di governo credibile.”
— Lia Quartapelle, Deputata PD
“Se il testo fosse stato messo ai voti, non lo avrei sostenuto: resta del tutto non condivisibile.”
— Lorenzo Guerini, Deputato PD e Presidente del Copasir
- Il cortocircuito in Aula: Pur essendo la risoluzione unitaria del Campo Largo sfuggita al voto diretto in quanto “preclusa” dal regolamento, la spaccatura si è certificata sui documenti presentati dai centristi.
- Voto in difformità: I riformisti dem hanno votato a favore delle risoluzioni di Italia Viva e +Europa (che chiedevano l’adesione dell’Italia al SAFE) e si sono astenuti su quella di Azione, contro le indicazioni ufficiali del PD.
Lo scenario politico verso il 2027
L’episodio accentua i malumori interni al partito e complica il percorso di avvicinamento alle prossime elezioni politiche:
- Pressioni sulla leadership: I riformisti accusano il Nazareno di subire l’egemonia culturale di Giuseppe Conte, spiazzando l’elettorato europeista e atlantista.
- Nodo primarie e alleanze: Il mancato accordo sulla politica estera indebolisce l’intesa siglata nel vertice tra Schlein e Conte, riaprendo il dibattito su come selezionare la futura leadership della coalizione.