Chiusi gli ultimi seggi dei ballottaggi, la tornata delle elezioni amministrative si trasforma in un durissimo scontro di cifre e interpretazioni politiche tra i leader nazionali. Nonostante la pesante spallata subita al primo turno con la sconfitta a Venezia, il centrosinistra riesce a ribaltare l’inerzia psicologica del voto grazie ai secondi turni, sventolando i dati dei capoluoghi per lanciare un avviso di sfratto a Palazzo Chigi.
«I conti avevamo detto che li avremmo fatti alla fine», attacca la segretaria del Pd Elly Schlein, rivendicando la spinta che arriva dalle città. E a stretto giro convoca ufficialmente la direzione nazionale del partito per il prossimo 23 giugno, snodo in cui i dem analizzeranno i flussi elettorali e cominceranno a tracciare la rotta per la lunga maratona che porterà alle elezioni politiche del 2027.
La guerra dei numeri: è scontro sul pallottoliere dei sindaci
A infiammare il post-voto è un vero e proprio giallo dei conteggi tra i due schieramenti. Da un lato Giorgia Meloni rivendica via social «la conferma della tenuta e della forza del centrodestra», dall’altro le opposizioni replicano parlando di una destra battuta sul territorio.
I capigruppo dem Chiara Braga, Francesco Boccia e Nicola Zingaretti parlano in una nota ufficiale di un netto 10 a 6 per il centrosinistra nei capoluoghi. La stessa Schlein corregge leggermente il tiro ma non risparmia l’ironia verso la premier:
Elly Schlein: «Su 18 capoluoghi di provincia andati al voto, al centrosinistra vanno complessivamente 8 sindaci e al centrodestra 6. Al di là della vuota propaganda di Meloni e Salvini, i numeri reali fotografano un’affermazione chiarissima dell’alleanza progressista, con il Partito Democratico che si conferma primo partito in gran parte del Paese. Vedo che la premier continua ad avere seri problemi con la calcolatrice».
Dietro la discrepanza delle cifre all’interno dello stesso centrosinistra (che oscilla tra gli 8 e i 10 sindaci rivendicati) c’è un nodo tutto politico: il calcolo include o esclude città come Salerno ed Enna, dove a trionfare sono state coalizioni guidate da storici leader dell’area progressista come Vincenzo De Luca e Vladimiro Crisafulli, i quali hanno però corso e vinto senza esporre il simbolo ufficiale del Pd.
Il caso Trani: il centrosinistra vince sul filo di lana
A dare corpo all’ottimismo dei progressisti c’è anche il verdetto arrivato da Trani, l’unico capoluogo di provincia pugliese chiamato alle urne per il secondo turno. Una sfida decisa all’ultimo voto che ha visto la vittoria del candidato di centrosinistra:
| Candidato | Coalizione | Voti | Percentuale |
| Marco Galiano (Eletto) | Centrosinistra (Pd, IV, Popolari, Avs, Civiche) | 12.745 | 51,14% |
| Angelo Guarriello | Centrodestra (FdI, FI, Civiche) | 12.176 | 48,86% |
Al ballottaggio l’affluenza si è fermata poco sopra il 50%. Galiano, dirigente scolastico, ha completato una rimonta importante partendo dal 40,69% del primo turno. Lo sconfitto, il medico Angelo Guarriello, ha riconosciuto cavallerescamente la sconfitta: «Il verdetto delle urne è chiaro e va rispettato. Auguri di buon lavoro a Galiano, ma il centrodestra esce coeso e vigilerà con fermezza dall’opposizione».
Tensioni interne e “Aventino” in Parlamento
L’esito delle comunali restituisce ossigeno al progetto del campo largo, con Angelo Bonelli (Avs) che esclama: «La destra non è invincibile, l’alternativa c’è». Ma le spine non mancano: i Cinque Stelle scelgono un pesante silenzio ufficiale senza commentare i dati, mentre l’eurodeputata Pina Picierno – appena fuoriuscita dal Pd per fondare il movimento Spazio Pubblico – punge i vecchi alleati definendo il campo largo «una pura categoria dello spirito, visto che non esiste nemmeno un luogo fisico in cui riunirsi».
Nel frattempo, il termometro politico si sposta subito sulle aule parlamentari, dove il clima è già incendiario:
- Aventino nelle commissioni: Le opposizioni unite hanno abbandonato per protesta sia la commissione Lavoro (durante il dibattito sul Dl Primo Maggio) sia la commissione d’inchiesta Covid, accusando il presidente Lisei (FdI) di voler imbastire un «tribunale speciale».
- La battaglia sulla legge elettorale: Lo scontro frontale si sposta ora in commissione Affari costituzionali. Se da un lato il centrosinistra prepara emendamenti soppressivi per bloccare la riforma della maggioranza, si apre uno spiraglio di dialogo sul potenziale ritorno delle preferenze, caldeggiate da Fratelli d’Italia e dai parlamentari vicini a Vannacci, su cui né il Pd né il M5S alzano per ora barricate ideologiche.