Il Decreto Rimpatri volontari assistiti ottiene il via libera definitivo della Camera e diventa ufficialmente legge dello Stato. Ma al di là del voto, la seduta a Montecitorio si trasforma nel palcoscenico di un durissimo scontro politico interno all’area conservatrice, ufficializzando la nascita di una spina nel fianco per la maggioranza di Giorgia Meloni: la componente di Futuro Nazionale (FnV), legata all’ex generale Roberto Vannacci.
I deputati vannacciani, ribattezzati dallo stesso leader «la sporca dozzina», hanno letteralmente incalzato e messo all’angolo l’esecutivo per tutto il dibattito, monopolizzando l’Aula sui temi dell’immigrazione irregolare e della sicurezza.
Lo scontro Molteni-FnV: il Viminale cede sul parere
Il momento di massima tensione politica si è registrato durante l’esame degli ordini del giorno. Il governo si è trovato nella paradossale situazione di dare parere favorevole a un unico documento delle opposizioni, firmato proprio dai deputati di Futuro Nazionale.
Inizialmente, il sottosegretario leghista all’Interno, Nicola Molteni, aveva espresso un parere favorevole ma vincolato a una riformulazione del testo. Di fronte al secco rifiuto e al pressing dei vannacciani («Non avete il coraggio di passare dalle parole ai fatti!»), il rappresentante del Viminale ha ceduto, trasformando il parere in favorevole senza alcuna condizione, non prima però di aver lanciato una stoccata al veleno:
Nicola Molteni: «Il governo non prende lezioni in materia di immigrazione irregolare da chi ieri era seduto nei banchi della maggioranza e oggi siede con le opposizioni».
La replica di FnV ha delineato perfettamente quello che sarà il posizionamento strategico della nuova forza politica, riassunto dall’ex leghista Laura Ravetto: «Il nostro compito d’ora in avanti sarà insegnare alla destra quando bisogna fare la destra».
L’affondo degli ex: «Avete deluso i militanti, più coraggio»
I deputati di Futuro Nazionale hanno infine votato a favore del decreto legge, ma lo hanno fatto masticando amaro e spedendo un avvertimento nitido ai leader della coalizione. L’ex parlamentare del Carroccio Rossano Sasso ha messo il dito nella piaga delle promesse elettorali del 2022:
Rossano Sasso: «Questo provvedimento non corrisponde ai nostri ideali ma per ora ci accontentiamo. Speriamo di non doverlo fare sempre. Se Futuro Nazionale è nato e continua a crescere è perché avete deluso – non voglio dire tradito – i vostri elettori e i militanti che volevano un vero governo di centrodestra. Vi chiediamo più coraggio».
Di fronte a questo assedio, la strategia dei partiti di governo (FdI, Lega e FI) è stata quella del silenzio assoluto. Nessun deputato della maggioranza è intervenuto in replica per evitare di cadere nelle provocazioni degli ex colleghi di coalizione.
Nelle dichiarazioni di voto finali, la responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia, Sara Kelany, ha tirato dritto rivendicando la bontà delle misure e attaccando esclusivamente la sinistra: «Noi andiamo avanti con fermezza. Abbiamo messo fine al business dell’accoglienza delle opposizioni che ancora berciano sui Cpr».
Il Campo Largo se la gode: «Vannacciani più a destra di voi»
Questo inedito cortocircuito a destra ha offerto un assist perfetto al centrosinistra. Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno cavalcato le evidenti difficoltà della maggioranza, sottolineandone la “subalternità” psicologica e politica alla propaganda di Vannacci.
Il capogruppo del M5S, Riccardo Ricciardi, ha ironizzato sulla postura dei deputati di centrodestra: «Come ci si sente, dopo aver vomitato per anni proclami razzisti, a sentire qualcuno che è più razzista di voi? Credo sia una situazione psicologica difficile. È dura essere razionali davanti a questa becera propaganda, vero? Ma la responsabilità di questo linguaggio è tutta di chi oggi siede al governo».