‘CON UN CDA INDIPENDENTE IL VALORE DEL TITOLO RADDOPPIA’
Il fondo americano Elliott rafforza la presa su Tim e sale all’8,8%. Riviste anche le opzioni che ora corrispondono a una partecipazione potenziale del 4,93% che porta il totale potenziale al 13,73%. Il dettaglio degli acquisti e’ stato comunicato alla Sec. ‘La separazione della rete realizzerebbe fino a 7 miliardi di euro di valore nascosto. Un board indipendente potrebbe realizzare azioni che potrebbero raddoppiare il prezzo dell’azione nel giro di due anni’, dice il fondo Usa. Dopo Glass Lewis anche il proxy advisor Iss, l’altro grande consulente dei fondi nelle assemblee delle societa’ quotate, ha suggerito agli azionisti di Tim di votare per la rimozione dei consiglieri di Vivendi e la loro sostituzione con quelli proposti da Elliott.
Ennesima giornata calda in casa Telecom Italia, il principale gruppo telefonico del Paese su cui e’ in atto una delicata partita, se non per il suo controllo, almeno per la futura gestione della societa’. Nel pomeriggio si riunisce il consiglio di amministrazione che potrebbe presentare un ricorso d’urgenza al Tribunale di Milano contro la decisione del collegio sindacale di integrare l’ordine del giorno dell’assemblea del 24 aprile con la richiesta di Elliott di revocare e sostituire sei consiglieri in quota Vivendi, il primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale.
LE MOSSE DI VIVENDI La societa’ francese si e’ sempre detta un investitore a lungo termine di Tim, come ha tentato di dimostrare con il nuovo piano industriale al 2020 presentato a marzo: nel business plan, la societa’ punta tra l’altro ad aumentare i clienti allacciati con banda ultralarga in Italia da 1,8 a 5 milioni di linee, a offrire i primi servizi in 5G entro 2 anni, a sviluppare il mercato dei contenuti via internet e – per quanto riguarda un tema molto sensibile per la politica – alla separazione della rete in una societa’ a parte ma sempre controllata da Tim.
IL BLITZ DI ELLIOTT A ridosso della presentazione del piano e’ arrivato il blitz di Elliott, il fondo attivista statunitense che ha raccolto un pacchetto di azioni pari al 5,75% del capitale, anche se e’ accreditato di possederne quasi il doppio. Elliott denuncia il conflitto di interessi dei francesi, propone lo scorporo e la successiva quotazione della societa’ in cui far confluire la rete di Tim, sostiene di non puntare al controllo della societa’ ma di volere influire direttamente sulla sua gestione. Da qui la richiesta di revocare i sei membri del board in quota Vivendi per sostituirli con i propri (Fulvio Conti, Massimo Ferrari, Paola Giannotti De Ponti, Luigi Gubitosi, Dante Roscini, Rocco Sabelli).
LE CONTROMOSSE DI VIVENDI Per aggirare la richiesta di Elliott, la maggioranza del cda di Tim si e’ dimessa, facendo cosi’ decadere l’intero board con efficacia 24 aprile: in questo modo all’assemblea non si sarebbe potuto votare per il rinnovo dell’organo, materia rinviata a un’altra riunione dei soci convocata ad hoc per il 4 maggio. A complicare i piani dei francesi, il collegio sindacale di Tim, che invece ha ammesso la richiesta di Elliott: a parere dei sindaci, i consiglieri sono si’ dimissionari (assieme a tutto il consiglio) ma “rimarranno in carica fino al momento della ricostituzione del cda”, e fino a quel momento “mantengono pienezza dei propri poteri gestori nel periodo di prorogatio”. I soci potranno pertanto votare sulla richiesta di Elliott e, nel caso il fondo statunitense ottenesse la maggioranza in assemblea, Vivendi vedrebbe i propri rappresentanti sul ponte di comando ridotti al lumicino, seppure con ruoli di primo piano: l’amministratore delegato, Amos Genish, cooptato in occasione della sua nomina, e il vice presidente con delega alla sicurezza, Franco Bernabe’.
IL CDA DI OGGI E IL RUOLO DI CDP In attesa che il cda di oggi decida o meno il ricorso contro la decisione del collegio sindacale, i principali protagonisti della partita affilano le armi presentando le proprie liste per l’assemblea del 4 maggio, anche se l’assise potrebbe non tenersi nel caso in cui il 24 aprile venissero nominati i sei uomini Elliott, che in effetti ricostituiranno il board annullando di fatto l’assemblea successiva. Elliott presentera’ dunque oggi la propria lista completa allungandola di altri quattro membri oltre ai sei gia’ indicati, mentre Vivendi ha presentato una rosa di candidati che ricalca il cda uscente. Resta da capire cosa fara’ la Cassa depositi e prestiti che nei giorni scorsi ha dichiarato di voler acquistare fino al 5% del capitale di Telecom: dovra’ comprare le nuove azioni entro il 13 aprile, ultimo giorno utile (‘record date’) per depositare il proprio pacchetto con cui votare all’assemblea del 24 aprile. Al momento, comunque, l’ipotesi piu’ accreditata e’ che la Cdp avalli la lista di Elliott, con il quale condivide i piani per lo scorporo della rete.