A cinquant’anni esatti da quella tragica serata che sconvolse il Nord-Est, il Friuli si è fermato per ricordare le vittime del terremoto del 1976. Alle 21:06, l’ora in cui la terra tremò per 96 infiniti secondi, la comunità si è stretta attorno alle istituzioni in una seduta straordinaria del Consiglio Regionale tenutasi a Gemona, simbolo della rinascita.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio alla tenacia del popolo friulano, sottolineando come la tragedia abbia cambiato la coscienza nazionale: “Non stiamo facendo memoria di un avvenimento qualsiasi, ma di un evento che ha segnato la storia di questi territori e dell’intera Italia. Qui la resilienza trova la sua radice: il Friuli scelse di prevalere sulla distruzione con l’impegno.”
Il Capo dello Stato ha però lanciato un monito per il futuro: la sfida oggi non è solo gestire l’emergenza, ma la prevenzione. È necessario, ha spiegato, dotare il Paese di strumenti che non si limitino a mitigare gli effetti delle catastrofi, ma che puntino a prevenirli.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha esaltato la capacità dei friulani di “sfidare l’Orcolat” (il mostro che nella mitologia locale scuote la terra), trasformando le macerie in un esempio per il mondo: Meloni ha ricordato la figura di Giuseppe Zamberletti, commissario per l’emergenza nel 1976, che affidò ai sindaci la responsabilità dei soccorsi.
Quell’intuizione è diventata la base del sistema nazionale di Protezione Civile, oggi considerato un punto di riferimento internazionale anche nei nuovi scenari di crisi globale. Rispondendo alle sollecitazioni del Consiglio Regionale, la premier ha promesso sostegno normativo per tutelare i sindaci e i volontari, affinché possano operare con serenità e sicurezza durante le emergenze.
I numeri di una tragedia e di una rinascita
Il terremoto del 6 maggio 1976 rimane una ferita aperta, ma anche l’esempio di una ricostruzione completata con successo (“Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”).
| Bilancio del 1976 | Dati |
| Vittime | Quasi 1.000 morti |
| Feriti | Oltre 3.000 |
| Sfollati | 80.000 persone |
| Comuni colpiti | 137 |
Un sistema all’avanguardia
Oggi, a mezzo secolo di distanza, il Friuli non è solo il luogo della memoria, ma un laboratorio di sicurezza. Mattarella ha lodato la rete operativa che unisce enti locali e volontariato, definendo la Protezione Civile un “servizio nazionale dotato di professionalità sempre più elevate”, capace di operare non solo nelle calamità naturali, ma anche nelle moderne crisi umanitarie.
La cerimonia si è conclusa con l’impegno solenne delle istituzioni a non disperdere l’eredità di dignità e orgoglio lasciata da chi, nel 1976, decise di non abbandonare queste terre sfigurandole, ma di farle rinascere più forti di prima.