Una pioggia di 91 droni sulla residenza presidenziale di Valdai o un’abile operazione di disinformazione per far saltare il tavolo delle trattative? Il conflitto in Ucraina si sposta sul piano del “terrorismo di Stato”, secondo l’accusa lanciata dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Mosca sostiene che Kiev abbia tentato di colpire Vladimir Putin nella sua tenuta fortificata tra San Pietroburgo e la capitale, scatenando un’immediata crisi diplomatica che vede Donald Trump nel ruolo di insolito arbitro.
Secondo il Cremlino, i sistemi di difesa russi avrebbero abbattuto tutti i 91 droni ucraini nel nord-ovest del Paese, impedendo danni o vittime. Tuttavia, il danno politico è già realtà: “La posizione negoziale della Russia sarà rivista”, ha annunciato Lavrov, definendo il governo di Zelensky un “regime terroristico”. La minaccia è chiara: Mosca potrebbe ritirare le concessioni fatte finora nel piano in 20 punti, proprio mentre i colloqui guidati da Washington sembravano aver raggiunto una fase avanzata.
Dura la replica del leader ucraino: “Una completa invenzione”. Per Zelensky, l’annuncio di Mosca è un “pretesto pericoloso” creato ad arte per giustificare nuovi raid su Kiev e, soprattutto, per minare i progressi raggiunti nell’incontro di Mar-a-Lago con Trump. “Se non c’è uno scandalo tra noi e gli USA, per i russi è un fallimento”, ha scritto Zelensky su X, sottolineando come la bozza di accordo preveda già garanzie di sicurezza americane per l’Ucraina per i prossimi 15 anni.
Donald Trump, informato personalmente da Putin in una telefonata di 20 minuti, si è detto inizialmente “shockato e molto arrabbiato”, ammettendo di aver preso il leader russo “sulla parola”. Tuttavia, di fronte all’assenza di prove e alle smentite di Kiev, il tycoon ha successivamente ammorbidito i toni: “Sarebbe pessimo se fosse vero, ma è possibile che l’attacco non sia mai avvenuto. Vedremo”.
Mentre la diplomazia vacilla, le armi tornano a parlare con violenza. Nella notte, pesanti bombardamenti russi hanno colpito Zaporizhzhia e Odessa, mentre Kiev conta i danni di una nuova ondata di missili che ha lasciato migliaia di cittadini senza riscaldamento. Le voci più radicali a Mosca, guidate da Dmitri Medvedev, invocano ora il “punto di non ritorno”, rendendo il sentiero verso il cessate il fuoco sempre più stretto e pericoloso.