La medicina del futuro è già entrata nelle case dei pazienti. Attraverso una semplice connessione internet, uno specialista della medicina può oggi monitorare sintomi, valutare effetti collaterali delle terapie, raccogliere dati clinici e seguire l’evoluzione della malattia senza che il paziente debba affrontare lunghi spostamenti verso l’ospedale. È la rivoluzione della telemedicina, una delle più importanti innovazioni sanitarie degli ultimi decenni, destinata a ridisegnare il rapporto tra medico e assistito.
Ma questa trasformazione digitale produce gli stessi risultati per tutti? Uomini e donne utilizzano e vivono la telemedicina nello stesso modo? È la domanda alla quale cerca di rispondere il dottor Pierpaolo De Nicola, epidemiologo clinico del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, autore dello studio internazionale “Sex and Gender: Telemedicine in Oncology – Are There Differences?” pubblicato nel volume scientifico Gender Perspective in Oncology. Editor:Springer Nature.
De Nicola rappresenta una delle figure emergenti della ricerca italiana nell’ambito della sanità digitale. Formatosi presso l’Università Federico II di Napoli e specializzato in Epidemiologia Clinica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, da anni si occupa di telemedicina, intelligenza artificiale e medicina di precisione applicate alle patologie croniche e neurodegenerative. Il suo percorso scientifico gli ha consentito di entrare nel ristretto novero dei ricercatori che pubblicano sulle più autorevoli riviste internazionali, tra cui Nature, considerata il punto di riferimento mondiale della ricerca scientifica. Pubblicare su questa prestigiosa testata equivale, nel linguaggio accademico, a entrare nell’élite della comunità scientifica globale: una certificazione di qualità, innovazione e rilevanza internazionale che solo una minima parte degli studi riesce a ottenere.
Secondo la ricerca coordinata da De Nicola, per comprendere il fenomeno occorre innanzitutto distinguere tra sesso e genere. Il sesso biologico influenza l’insorgenza dei tumori, la risposta alle terapie e la comparsa degli effetti avversi; il genere, invece, riguarda fattori culturali, sociali e comportamentali che incidono sul modo in cui le persone accedono alle cure e utilizzano gli strumenti digitali.
Le differenze emergono con chiarezza soprattutto nell’esperienza quotidiana dei pazienti. Le donne tendono a utilizzare con maggiore frequenza le piattaforme digitali per comunicare con il personale sanitario, monitorare i sintomi e partecipare attivamente ai percorsi terapeutici. Nei tumori della mammella e nelle neoplasie ginecologiche, la telemedicina registra livelli di soddisfazione particolarmente elevati grazie alla riduzione dei tempi di attesa, dei costi di trasporto e degli impegni logistici.
Anche nei tumori maschili, come quello della prostata, i risultati sono molto incoraggianti. Il monitoraggio remoto consente di seguire efficacemente l’evoluzione clinica e di raccogliere informazioni preziose sulla qualità della vita e sugli effetti delle terapie. Molti pazienti riferiscono addirittura una maggiore facilità nell’affrontare argomenti delicati, come la sfera sessuale o i disturbi urinari, attraverso strumenti digitali rispetto al tradizionale colloquio ambulatoriale.
Non mancano tuttavia le criticità. L’assenza dell’esame obiettivo limita inevitabilmente alcune valutazioni cliniche e rende necessario un modello assistenziale integrato, nel quale visite in presenza e consulti a distanza si completino reciprocamente. Inoltre, il cosiddetto “digital divide” continua a rappresentare una barriera significativa per anziani, persone con basso livello di alfabetizzazione tecnologica o appartenenti a contesti socioeconomici svantaggiati.
La vera sfida del prossimo futuro sarà dunque costruire una tele-medicina di precisione per tutte le specialità mediche che sappia integrare intelligenza artificiale, monitoraggio remoto e analisi dei dati clinici tenendo conto delle differenze biologiche e sociali che caratterizzano ogni individuo. Un approccio perfettamente in linea con gli obiettivi del PNRR MISSIONE 6 digitalizzazione e ricerca in sanità e con il modello della medicina di prossimità che il sistema sanitario italiano sta progressivamente sviluppando.
Per il dottor De Nicola il traguardo non è semplicemente digitalizzare le cure, ma renderle più umane, personalizzate ed eque. Perché la tecnologia, quando è progettata attorno ai bisogni reali delle persone, non sostituisce il rapporto medico-paziente: lo rafforza. E proprio da questa alleanza tra innovazione e umanità potrebbe nascere la nuova frontiera dell’oncologia del XXI secolo per una nuova ed equa frontiera di tutta la medicina moderna.