Un discorso di altissima levatura politica e morale, pronunciato alla vigilia del 4 luglio, che risuona come un limpido e fermo controcanto alle politiche restrittive e alla retorica identitaria di Donald Trump. Collegato in diretta video con il National Constitution Center di Filadelfia per ricevere la prestigiosa Medaglia della Libertà, Papa Leone XIV (il pontefice americano Robert Francis Prevost, nato a Chicago) ha inviato un messaggio appassionato e sincero alla sua terra d’origine nel giorno del suo Sestercentennale.
Il Papa ha ricordato con orgoglio di essere «figlio di una grande nazione», ma ha subito tracciato i confini morali del sogno americano, legandolo indissolubilmente alla sua storia di accoglienza:
Papa Leone XIV: «Per 250 anni l’America è sempre stata sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione. La grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e custodire la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore viene messo in discussione».
Il richiamo ai valori originari contro le derive occidentali
Il Pontefice ha esortato gli Stati Uniti a non dare per scontate le conquiste democratiche e a ritornare ai principi spirituali della Dichiarazione d’Indipendenza, definendo il percorso verso una società giusta come un’opera «ancora in corso d’opera».
Il messaggio del Papa – pur non citando mai direttamente la Casa Bianca o le azioni della famigerata agenzia per l’immigrazione Ice – si inserisce in un quadro di profonda preoccupazione per la svolta restrittiva visibile nell’intero blocco occidentale.
IL MONITO TRANSATLANTICO DEL PONTEFICE ├── IL SOGNO AMERICANO ──► Sancito dal binomio Libertà-Accoglienza, dove i migranti │ non sono minacce ma artefici del futuro nazionale. ├── IL DOVERE MORALE ──► Proteggere i più deboli e i vulnerabili come reale │ unità di misura della grandezza di uno Stato. └── L’AUSPICIO FINALE ──► Un “May God bless America!” che invita all’unità, alla giustizia e alla pace.
La scelta di Lampedusa: un manifesto contro la “remigrazione”
Se le parole in video-collegamento da Roma hanno tracciato la linea teorica, la scelta geopolitica e pastorale di Leone XIV ha fornito il segnale plastico più forte: il Papa ha infatti deciso di trascorrere la storica giornata del 4 luglio a Lampedusa, l’isola simbolo degli sbarchi e dell’approdo dei migranti nel Mediterraneo.
Una decisione fortemente simbolica, letta dai vertici della Chiesa locale come una precisa presa di posizione contro le spinte nazionaliste europee e italiane.
Mons. Alessandro Damiano (Vescovo di Agrigento): «La visita di Papa Leone a Lampedusa proprio il 4 luglio è un chiaro e forte messaggio contro la “remigrazione”. Il Papa ha fatto una libera scelta, lanciando segnali inequivocabili. Viaggi come questo sono fondamentali in un contesto che diventa sempre più ostile, caratterizzato da proposte legislative che rendono sempre più difficoltosa l’accoglienza».
Il riferimento del vescovo di Agrigento punta il dito contro i movimenti della destra radicale italiana ed europea – da Vannacci a CasaPound – che spingono per i rimpatri forzati. Scegliendo di celebrare la festa della libertà nella “porta d’Europa” anziché tra i fasti di Washington, il Papa americano ha ribadito che la vera “terra dei liberi e patria dei coraggiosi” si riconosce dalla capacità di restare fedele alla cultura dell’abbraccio e del soccorso.