«No alla guerra». Con un videomessaggio diffuso dal Palazzo della Moncloa, il premier spagnolo Pedro Sánchez risponde punto su punto alle durissime accuse di Donald Trump, rivendicando la coerenza di Madrid nel rifiuto dei conflitti armati, «esattamente come fatto per Gaza e per l’Ucraina».
Il leader socialista non si limita alla difesa della politica nazionale, ma lancia un avvertimento globale: l’invasione dell’Iran rischia di trasformarsi in una «roulette russa con il destino di milioni di persone».
Il fantasma dell’Iraq: «Il mondo ha già pagato»
Sánchez ha tracciato un parallelo storico diretto con il 2003, ricordando come l’amministrazione statunitense dell’epoca trascinò il mondo in una guerra basata su premesse rivelatesi poi infondate. «Il risultato di quella scelta fu un mondo più insicuro, l’aumento del terrorismo jihadista e crisi migratorie senza precedenti. Non possiamo ripetere gli stessi errori», ha ammonito il premier. Per Sánchez, l’uso del «fumo della guerra» serve solo a nascondere i fallimenti dei leader e a favorire chi guadagna «costruendo missili anziché ospedali».
Diritti delle donne: «Non siano un pretesto»
Uno dei passaggi più politici del discorso ha riguardato la condizione femminile in Iran. Pur ribadendo il fermo ripudio del regime degli Ayatollah, Sánchez ha denunciato l’uso strumentale della libertà delle donne per giustificare l’offensiva militare: «I loro diritti non devono mai essere il pretesto per bombardare un Paese e servire altri interessi. Se crediamo nella loro libertà, la risposta deve essere più diplomazia e più diritto internazionale, non più violenza».
L’asse europeo si compatta intorno a Madrid
Nonostante le minacce di ritorsioni commerciali arrivate dalla Casa Bianca, Sánchez ha incassato una solidarietà trasversale dal Vecchio Continente:
- Bruxelles: La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, hanno espresso pieno sostegno alla Spagna.
- Parigi e Roma: Emmanuel Macron e la segretaria del PD Elly Schlein hanno fatto sentire la propria vicinanza, condannando le pressioni del tycoon americano.
- Il PSE: Stefan Löfven, presidente del Partito Socialista Europeo, ha lodato la «leadership coraggiosa» di Sánchez, definendola essenziale per preservare l’ordine globale basato sulle regole.
«Nessun’obbedienza cieca e servile»
Il premier spagnolo ha poi respinto l’ultimatum di Trump sulla spesa militare e l’uso delle basi, rifiutando quella che ha definito una «obbedienza cieca e servile» che nulla ha a che vedere con la vera leadership. «Non saremo complici di un disastro per paura di rappresaglie», ha concluso Sánchez, esigendo la cessazione immediata delle ostilità prima che la concatenazione di errori porti a un punto di non ritorno.
Nonostante il fermo “no” di Pedro Sánchez a un coinvolgimento diretto nell’offensiva contro l’Iran, Madrid ha ordinato il dispiegamento della fregata Cristóbal Colón (F-105), il gioiello tecnologico della Marina spagnola, per unirsi al dispositivo di difesa europeo nel Mediterraneo orientale.
Secondo quanto riportato dal quotidiano ABC, la Cristóbal Colón non agirà isolata ma integrerà una potente task force multinazionale: opererà al fianco del gruppo d’attacco della portaerei Charles de Gaulle (R91). Collaborerà con diverse unità della marina di Atene già presenti nell’area.
La fregata, dotata del sistema radar Aegis, si concentrerà sulla difesa aerea e sulla neutralizzazione di minacce missilistiche o droni legati alle milizie filo-iraniane che hanno preso di mira l’isola e le installazioni alleate.
Per sostenere l’operazione a lungo raggio, Madrid ha mobilitato anche la nave da rifornimento Cantabria (A-15), che fornirà carburante e supporto logistico durante il transito nel Golfo di Cadice e nel Mediterraneo. Oltre ai compiti bellici difensivi, i funzionari spagnoli hanno chiarito che la missione include la predisposizione di assetti per l’evacuazione di civili, qualora il conflitto in Iran dovesse provocare un collasso della sicurezza regionale.