Lunedì nero per le piazze finanziarie europee e fiammata improvvisa sui mercati energetici. Le notizie rimbalzate da Teheran sulla temporanea sospensione dei colloqui e la minaccia di sigillare lo Stretto di Hormuz – imbuto globale dove transita il 20% del greggio mondiale – hanno scatenato un’ondata di volatilità che ha investito i listini e fatto decollare i prezzi del greggio.
Tuttavia, l’immediato intervento diplomatico di Donald Trump, che ha frenato l’alleato israeliano Benjamin Netanyahu su Beirut, ha parzialmente rassicurato gli analisti: la percezione degli investitori è che la crisi sia vicina a una svolta piuttosto che a un’escalation fuori controllo.
Greggio in rialzo del 6%, ma il trend di fondo resta debole
La reazione sui mercati delle materie prime è stata immediata, invertendo bruscamente il trend fortemente ribassista registrato nel mese di maggio:
- Wti e Brent: A New York, i futures sul Wti hanno guadagnato il 6%, attestandosi intorno ai 92 dollari al barile (recuperando terreno dopo che a maggio il benchmark americano aveva registrato un crollo mensile del 17%, il più marcato dall’aprile 2025). Il Brent è balzato del 5%, toccando quota 95 dollari.
- I Titoli di Stato: Il vero termometro del nervosismo degli investitori è stato il mercato obbligazionario americano. I rendimenti dei Treasuries hanno registrato una decisa tensione: il titolo annuale è salito al 3,814% e il decennale di riferimento è balzato al 4,471%.
Borse: l’Europa affonda, l’Asia resiste con il tech (Nvidia +5%)
L’andamento dei mercati azionari ha fotografato una profonda spaccatura geografica e settoriale:
| Piazza Affari / Indice | Performance | Note di Mercato |
| Milano | -0,52% | Zavorrata dai timori inflazionistici legati al greggio |
| Londra | -0,68% | La peggiore in Europa a causa del comparto manifatturiero |
| Parigi | -0,45% | Listini frenati dal lusso e dai timori geopolitici |
| Francoforte | -0,40% | In rosso, ma contiene le perdite nel finale |
| Tokyo / Hong Kong | +1,0% / +0,8% | Toniche grazie alla spinta dei titoli tecnologici |
| Wall Street (Nasdaq) | +0,72% | Trascinata dal rally di Nvidia (+5%) dopo il lancio del nuovo chip PC |
L’avvertimento di Teheran e il “pompiere” Trump
A far tremare i mercati erano state le dichiarazioni bellicose di Mohsen Rezaei, consigliere della guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che su X aveva ribaltato ogni ottimismo: «La pazienza delle nostre forze armate ha un limite. Hormuz è sotto il nostro controllo e non permetteremo che il blocco economico degli Stati Uniti prosegua». Una retorica incendiaria seguita dal tentato attacco nella notte, quando le forze USA hanno intercettato due missili balistici iraniani lanciati contro le basi americane in Kuwait.
A calmare le acque, dopo aver mostrato forte insofferenza nelle interviste pomeridiane («Non potrebbe importarmene di meno dello stop ai colloqui»), ci ha pensato lo stesso Trump con un post riparatorio su Truth:
Donald Trump su Truth: «Ho avuto una telefonata molto produttiva con Bibi Netanyahu e non ci saranno truppe dirette a Beirut. I colloqui con l’Iran proseguono a ritmo serrato».
Il sentiment degli analisti: «Vicini all’uscita di sicurezza»
Nonostante l’IDF continui a guadagnare terreno nel Libano meridionale dopo la conquista del castello di Beaufort, i mercati finanziari sembrano voler credere alla riuscita del piano Trump.
Tim Holland (Orion) a Cnbc: «In questo rapporto tra USA e Iran sembra quasi di fare due passi avanti e uno indietro. Tuttavia, è evidente che il mercato non si aspetta una nuova accelerazione delle ostilità tale da riportarci alla violenza delle prime settimane del conflitto. In altri termini: siamo più vicini all’uscita di sicurezza che all’ingresso in autostrada».