L’Europa deve cambiare passo, liberarsi dai lacci della burocrazia e prepararsi a “blindare la pace” con una strategia militare comune che vada ben oltre i confini dell’Unione a 27. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in una lunga intervista al Corriere della Sera, traccia uno scenario inedito per la sicurezza internazionale, analizzando le difficoltà di Vladimir Putin sul campo di battaglia e frenando, al contempo, sui tempi dell’ingresso di Kiev nell’UE.
Il ministro lancia inoltre una proposta forte: un grande scudo di difesa europeo che includa anche la Gran Bretagna e la stessa Ucraina.
Lo stallo di Putin e il caso Romania: «La Russia è in difficoltà»
Commentando il recente sconfinamento di droni russi in Romania, Crosetto non mostra esitazioni nell’attribuire l’episodio al nervosismo del Cremlino per l’andamento del conflitto:
Guido Crosetto: «Non è la prima volta che i droni russi sconfinano. È il nervosismo di Putin per quello che sta accadendo: anziché trovarsi in vantaggio, ora la Russia è in difficoltà a causa degli attacchi ucraini che stanno colpendo duramente la sua produzione di petrolio e gas. Per anni ci si è chiesti quanto avrebbe resistito Kiev; ora sembra che sia Mosca a soffrire di fronte alla crescita delle capacità militari ucraine».
Secondo il ministro, anche Donald Trump avrebbe preso atto che la Russia in realtà non voleva la pace. La trattativa resta difficilissima perché Mosca ha inglobato per via costituzionale le quattro regioni ucraine contese: «Ha difficoltà sia a conquistarle che a fare marcia indietro, mentre l’Ucraina, giustamente, non è disponibile a cedere i propri territori dopo aver lottato da sola con migliaia di morti».
Il freno sull’UE e la proposta di una “Super-Difesa” allargata
Sull’ipotesi di un rapido ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, Crosetto solleva un problema di sostenibilità economica che finora pochi hanno esplicitato con tanta nettezza:
- Il nodo agricolo: «Tutti sanno, compresi i tedeschi, che l’ingresso di Kiev è molto difficile. Non solo politicamente, ma perché l’Ucraina, con la sua estensione e il suo sistema economico, provocherebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi UE. Nessuno può permetterselo».
- La deterrenza comune: La soluzione, secondo Crosetto, è un’integrazione militare preventiva che superi gli attuali confini comunitari. «È urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, i Balcani e l’Ucraina, che oggi ha nettamente l’esercito più forte. Un sistema simile garantirebbe tutti e offrirebbe una deterrenza efficace, una volta raggiunta la tregua».
Per fare questo, l’Europa deve raddoppiare gli sforzi. Con gli Stati Uniti che non intendono più farsi carico da soli della sicurezza del continente, i Paesi NATO si sono impegnati a spingere gli investimenti per la difesa fino al 3,5% del PIL: «Un impegno che, al di là delle congiunture economiche, secondo me sarebbe prudente rispettare. Per noi, non per loro».
L’asse con Meloni e la missione sminamento nel Golfo Persico
Il ministro smentisce categoricamente qualsiasi voce di tensioni interne all’esecutivo: «Con Giorgia Meloni non c’è mai stata una lite in anni su questi temi, mai». E difende la battaglia della premier in Europa per ottenere flessibilità sui bilanci contro l’ostruzionismo dei Paesi cosiddetti “frugali”, accusati di parlare «dall’alto dei loro enormi fondi sovrani o di un approccio ideologico».
Sul fronte mediorientale, Crosetto conferma che lo sblocco dello Stretto di Hormuz attende solo la firma di Trump sull’accordo USA-Iran. L’Italia, in questo scenario, è pronta a fare la sua parte:
«Le nostre navi sono già nel Golfo Persico per un’opera di sminamento che scatterà subito dopo i passaggi parlamentari. Sarà un intervento vitale per liberare un tratto di mare cruciale per i commerci mondiali, e l’Italia ne godrà in termini di gratitudine internazionale».
La critica alla burocrazia: «L’Europa così si uccide»
L’affondo finale del ministro è contro la pesantezza amministrativa delle istituzioni europee, paragonata ai modelli asiatici e americani:
«All’Europa bisogna chiedere di togliere regole e lacci che ci rendono lenti, inefficienti ed elefantiaci. C’è troppa burocrazia. In America o a Singapore dalla decisione alla realizzazione dei progetti passano sei mesi; in Europa non bastano nemmeno per capire con quale funzionario devi parlare. Questo uccide l’Europa come entità politica».
Per Crosetto, l’emergenza primaria dell’Italia resta l’accelerazione della capacità produttiva, l’attrazione di investimenti esteri e il rientro dei cervelli, introducendo modelli di retribuzione meritocratici per i ricercatori e i giovani che guidano l’innovazione: «Dobbiamo fare ponti d’oro a chi vuole trasferirsi e investire qui. L’Italia ha un’enorme capacità attrattiva come luogo dove vivere bene, dobbiamo sfruttarla».