Il dossier ucraino irrompe con tutta la sua urgenza nella seconda giornata del G7 a Evian-les-Bains. Poche ore dopo il devastante raid russo sulla Cattedrale della Dormizione a Kyiv, il palcoscenico del vertice si è trasformato nel teatro di una fitta trama diplomatica volta a stringere i nodi attorno a Mosca.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aperto la giornata con un bilaterale con Emmanuel Macron, confluito poi in un atteso e «proficuo» trilaterale con Donald Trump. Al termine dei colloqui, il presidente americano ha tracciato una linea netta, prefigurando una svolta sulla strategia energetica globale:
Donald Trump: «La Russia deve fare un accordo, farò tutto ciò che è in mio potere. Ora che il petrolio medioorientale ha ripreso a circolare grazie all’intesa con l’Iran, siamo finalmente nella posizione di poter reintrodurre molto presto sanzioni severe sul petrolio russo. E a un certo punto lo faremo».
Il “no” del Cremlino a Zelensky e la mossa di Trump sull’Iran
La diplomazia deve però fare i conti con la rigidità di Mosca. La proposta lanciata ieri da Zelensky per un incontro a tre con Putin sul suolo americano è stata infatti rispedita al mittente dal Cremlino con una nota glaciale: «Se Zelensky vuole parlare, venga a Mosca».
Nel frattempo, per spegnere le speculazioni dei critici interni in patria, Trump ha annunciato che pubblicherà integralmente il memorandum siglato con Teheran:
Donald Trump: «Entro un paio di giorni renderò pubblico il testo parcellizzato, parola per parola, forse in una conferenza stampa. È un grande accordo, e la cornice formale chiarirà che l’Iran non avrà mai l’arma nucleare. Poi invierò il testo al Congresso per la revisione».

Dietro le quinte: il faccia a faccia Meloni-Trump «senza scherzi né battute»
Sul fronte dei rapporti bilaterali, fonti diplomatiche italiane hanno confermato che a margine della cena di ieri sera si è tenuto un colloquio di chiarimento privato, molto serio, tra Giorgia Meloni e Donald Trump.
I due leader si sono parlati con estrema franchezza. Meloni ha voluto chiarire la sua posizione dopo le recenti frizioni sulle basi militari, senza “chiedere segnali” comunicativi di riparazione a Trump, ma ponendo l’accento sul concetto di unità strategica dell’Occidente, valore su cui la premier insiste molto e su cui ha trovato la sponda del presidente USA. I contatti informali sono poi proseguiti fluidamente oggi nella sala dell’Hôtel Royal, dove Meloni è stata vista conversare amabilmente prima con il premier canadese Mark Carney, poi con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e di nuovo con lo stesso Trump prima del tavolo sul Medio Oriente.
Il siparietto del look: «Consider me a fighter»
Non è mancato un momento di leggerezza prima dell’avvio della sessione sull’Ucraina. Nell’attesa che Trump, Macron e Zelensky terminassero il loro incontro a tre, i leader si sono trattenuti a commentare il look sfoggiato oggi dalla premier italiana, che si è presentata con un completo chiaro completato da un cravattino in tinta.
Il dettaglio è stato notato dal cancelliere tedesco Merz, che lo ha indicato con un sorriso ai colleghi. Pronta la risposta della premier:
Giorgia Meloni: «You can consider me a fighter (Potete considerarmi una combattente)». Antonio Costa (Pres. Consiglio Europeo): «Not just a lady (Non solo una signora)».
Subito dopo, il cerchio dei leader si è sciolto per accogliere le delegazioni allargate dei paesi ospiti (Egitto, Emirati Arabi e Qatar), segnando l’avvio del pranzo di lavoro sulla stabilità della rotta di Hormuz e del Medio Oriente.