Il ritorno alla Casa Bianca ha coinciso con un anno finanziario d’oro, senza alcun precedente nella storia presidenziale americana, per Donald Trump. Secondo i dati emersi dalla nuova dichiarazione finanziaria obbligatoria depositata presso l’Office of Government Ethics e analizzati dal Wall Street Journal e dal New York Times, nel 2025 il tycoon ha registrato entrate complessive per almeno 2,2 miliardi di dollari.
A trainare questa vertiginosa impennata del reddito personale del Presidente (che nel 2024, prima della rielezione, aveva dichiarato “appena” 622 milioni di dollari) sono state le sue aggressive incursioni nel mercato degli asset digitali. Le attività in criptovalute riconducibili alla famiglia Trump hanno infatti fruttato la mostruosa cifra di circa 1,4 miliardi di dollari.
Il boom delle Memecoin e l’affare World Liberty Financial
La scommessa di Trump sulla finanza decentralizzata si è trasformata in una macchina da soldi nel corso del primo anno del suo secondo mandato. I documenti ufficiali scompongono i guadagni derivanti dal Web3 in tre grandi filoni
La voce più consistente è rappresentata da ben 635 milioni di dollari in royalty incassate da un’entità legata a $Trump, la memecoin ufficiale lanciata sul mercato a ridosso del suo insediamento presidenziale. Altri 500 milioni sono arrivati direttamente dai canali di World Liberty Financial, la piattaforma di punta della famiglia Trump gestita insieme ai figli.
Ombre geopolitiche e conflitto d’interessi con il Golfo
La rivelazione della dichiarazione finanziaria ha immediatamente riacceso durissime polemiche etiche a Washington. Tra le righe dei documenti emerge infatti che a far lievitare il valore di World Liberty Financial è stata una maxi operazione strategica: una società di investimento legata al governo degli Emirati Arabi Uniti ha acquistato quasi la metà delle quote della startup crypto della famiglia Trump.
Un’operazione miliardaria che, come sottolineato dal New York Times, rischia di sfumare pericolosamente i confini tra la politica estera degli Stati Uniti nel Golfo Persico – proprio nei giorni delle altissime tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz – e i giganteschi interessi finanziari privati del Comandante in Capo. L’opposizione democratica ha già annunciato battaglie legali, parlando di una potenziale violazione della Clausola sugli Emolumenti della Costituzione americana.
Il resto dei 2,2 miliardi di dollari dichiarati dal Presidente proviene dai canali tradizionali del suo impero, a partire dalle licenze sui brand fino al comparto dei resort e degli asset immobiliari di lusso, anch’essi in netta crescita nell’anno del suo ritorno al potere.