Un’ondata di colori, orgoglio e profonda commozione ha invaso le strade d’Italia per le celebrazioni storiche della comunità LGBTQIA+. Sotto un caldo torrido che ha sfiorato i 40 gradi, la 25ª edizione del Milano Pride ha radunato oltre 350.000 persone (secondo le stime degli organizzatori).
L’evento di quest’anno, tuttavia, si è spogliato della sua componente esclusivamente festosa per trasformarsi in un potente atto di accusa e dolore, interamente dedicato alla memoria di Mirko, il giovane barbaramente ucciso a colpi di fucile dal padre a Camaiore insieme alla madre Kety, proprio perché l’uomo non ne accettava l’omosessualità.
La denuncia di Elly Schlein e la spinta per i diritti
A sorpresa, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sfilato a Milano salendo a bordo del carro del suo partito. Dal palco dell’Arco della Pace – dove la folla ha osservato un toccante minuto di silenzio per il ragazzo toscano – Schlein ha lanciato un durissimo affondo politico contro l’esecutivo:
Elly Schlein: «L’omotransfobia uccide. Purtroppo ha ucciso anche Mirko, massacrato da suo padre insieme alla madre. Davanti a questa tragedia bisogna che rifletta tutta la società e tutta la politica. Qualcuno ancora si chiede che senso abbia fare i Pride? Questo è il senso: cambiare la cultura in un Paese dove l’odio continua a fare vittime».
La leader del PD ha ricordato come l’affossamento del ddl Zan abbia lasciato l’Italia priva di coperture legislative contro i reati d’odio, snocciolando i dati del report ILGA Europe:
«Con questa destra al governo non abbiamo i numeri in Parlamento – ha ammesso Schlein – ma continueremo a batterci con le altre forze della coalizione progressista, su cui c’è ottima convergenza».
Milano e Napoli unite nel dolore. Sala annuncia il “Rainbow Center”
Anche la 30ª edizione del Napoli Pride ha reso omaggio alla memoria di Mirko e di sua madre. Alla parata partenopea hanno sfilato in prima fila il sindaco Gaetano Manfredi e l’ex presidente della Camera Roberto Fico.
A Milano, la presidente di Arcigay, Alice Redaelli, ha duramente stigmatizzato l’atteggiamento dei palazzi romani: «La nostra comunità è colpita al cuore. C’è bisogno di educazione alle differenze e invece ci troviamo di fronte a un governo in totale silenzio, che non prende alcuna iniziativa». Accanto a lei, il sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala ha annunciato una risposta concreta del territorio: l’imminente nascita a Milano del “Rainbow Center”, un luogo interamente dedicato alla tutela, all’ascolto e alla protezione dei diritti delle persone LGBTQIA+.

Gli striscioni contro Vannacci e la replica del centrodestra
Durante la sfilata milanese non sono mancati espliciti messaggi politici di protesta diretti al generale Roberto Vannacci, le cui tesi sui diritti civili continuano ad alimentare feroci polemiche. Tra la folla sono comparsi striscioni satirici e amari come: «In Italia i gay possono guidare, essere curati ed essere ammazzati».
La replica della maggioranza è stata affidata al senatore di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, che ha criticato le modalità della manifestazione contrapponendovi un modello alternativo di sensibilità:
Fabio Rampelli (FdI): «Mentre la sinistra usa le piazze del Pride in questo modo, la vera sobrietà si è celebrata oggi a Pordenone, dove è stato festeggiato il matrimonio tra due sindaci omosessuali, uno di Fratelli d’Italia e uno della Lega, senza bisogno di alcuna strumentalizzazione ideologica».
La mobilitazione delle piazze promette però di non esaurirsi qui: l’onda dei Pride ha confermato che la richiesta di una legge specifica contro i reati di matrice omotransfobica rimarrà il punto cardine dell’agenda politica delle opposizioni per i prossimi mesi.