Il sindaco di Milano annuncia la volontà di proseguire il mandato, elencando le sfide future per la città. L’assessore alla Rigenerazione urbana, indagato, rassegna le dimissioni e si dice “deluso” da parte della maggioranza.
Nonostante giorni “bui e confusi” seguiti alle notizie dell’indagine a suo carico, il sindaco di Milano Beppe Sala ha annunciato oggi in Consiglio comunale la sua intenzione di non dimettersi. “Avanti, più motivato che mai a proseguire nell’incarico”, ha dichiarato Sala, ribadendo la volontà di compiere il proprio dovere “fino in fondo” nel solco “dell’insegnamento di mio padre”.
L’annuncio è arrivato durante un’affollata seduta in Aula, dove il sindaco ha esordito con fermezza: “Le mie mani sono pulite. In tutto ciò che ho compiuto nel mio mestiere di sindaco, non esiste una singola azione che possa essere attribuita a mio personale vantaggio”. In merito alle accuse mosse a suo carico – false dichiarazioni su qualità personali e induzione indebita – Sala ha affermato che “la giustizia farà il suo corso”, sottolineando però la sua indignazione per le fughe di notizie: “Sta bene a chi governa o ambisce a governare una città o un Paese che indagini riservate diventino pubbliche?”.
Non è mancato un avvertimento alla classe politica: “Ricordo a chi approfitta, politicamente, di situazioni come quella che la mia amministrazione sta vivendo: oggi a me, domani a te”. Un attacco diretto è stato rivolto a una parte dell’opposizione, in particolare al consigliere di Fratelli d’Italia Enrico Marcora, autore di un post (poi rimosso) che ritraeva il sindaco come un “galeotto”. Sala ha annunciato di aver segnalato il gesto “ai vertici del suo partito, nella fattispecie al Presidente del Consiglio e al Presidente del Senato”, ricevendo come replica di essere “un piccolo sindaco”.
Rivolgendosi al centrosinistra, Sala ha ribadito la missione del suo mandato: “Noi, nessun altro, abbiamo il dovere di mantenere gli impegni assunti nei confronti degli elettori e delle elettrici: far crescere Milano. Se su queste basi la maggioranza che mi sostiene c’è, e c’è coraggiosamente, io ci sono”.
Se Sala ha scelto di andare avanti, a fare un passo indietro è invece l’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, per il quale i pm hanno chiesto gli arresti domiciliari. Visibilmente commosso e abbracciato dai colleghi assessori, Tancredi ha annunciato le sue dimissioni. “La mia coscienza è pulita: questo mio gesto spero sia di aiuto per una maggiore serenità, e per giungere il prima possibile a una dimensione di chiarezza e giustizia”, ha dichiarato il tecnico prestato alla politica, che mercoledì affronterà l’interrogatorio di garanzia.
Tancredi ha espresso anche una profonda “delusione” verso alcune forze di maggioranza che, a suo dire, si sono “limitate a chiedere le mie dimissioni senza avere contezza di quanto sia realmente accaduto”.
Nonostante la tempesta giudiziaria, Sala ha delineato le prossime sfide per Milano nei due anni che lo separano dalla fine del suo secondo mandato. Tra queste, spiccano il Piano straordinario per la Casa da 10mila alloggi, il miglioramento del trasporto pubblico, l’incremento del verde e la riattivazione a settembre del percorso consiliare per la vendita dello Stadio di San Siro, con l’obiettivo di “rispettare i tempi che il progetto richiede”.
Le reazioni politiche sono state immediate. Il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha commentato: “La giustizia faccia il suo corso ma non fermi Milano”. La Lega ha ribadito il suo “pessimo” giudizio sull’operato del sindaco, tornando a chiedere “il voto”. Il segretario del Pd metropolitano, Alessandro Capelli, ha espresso il pieno sostegno: “Noi siamo con Sala, ora segnali di cambiamento”. Anche Matteo Renzi (Italia Viva) ha confermato il supporto: “Sala vai avanti, Iv è dalla parte della giustizia, non del giustizialismo”.
La giornata è stata caratterizzata anche da momenti di tensione fuori da Palazzo Marino. In Piazza Scala, alcuni manifestanti che chiedevano le dimissioni della giunta hanno tentato di entrare, venendo respinti con gli scudi dalla Polizia in assetto antisommossa. La seduta del Consiglio è proseguita tra il dibattito dei consiglieri e l’interesse di un’aula gremita, a dimostrazione della risonanza che il caso sta avendo sulla scena politica milanese e nazionale.
“Giungo a questa decisione, profondamente sofferta, perché ritengo sia la migliore”, ha esordito l’oramai ex assessore Tancredi in aula, motivando la sua scelta con la necessità di affrontare gli sviluppi giudiziari “con minori condizionamenti possibili” e nel rispetto delle istituzioni. Nonostante il “finale infelice”, l’ex assessore ha ricordato con entusiasmo l’esperienza vissuta e ha fermamente ribadito la sua innocenza: “La mia coscienza è pulita, ho prestato la mia opera con passione, impegno, rispetto per tutte e tutti”.
Un passaggio particolarmente amaro del suo discorso è stato dedicato alla “delusione” per la reazione di “alcune forze della maggioranza” di Palazzo Marino, che, a suo dire, si sarebbero limitate a chiedere le sue dimissioni “senza avere contezza di quanto sia realmente accaduto” e senza attendere alcuna condanna. Tancredi ha accusato un atteggiamento “garantista a senso unico”, vedendosi come “un peso ingombrante, un sacrificio” per chi cerca “quei cambiamenti cui in realtà con il nuovo Piano di Governo del Territorio stavo già lavorando”. Ha citato progetti come l’Atlante dei Quartieri, l’incremento di housing sociale e la riforma delle regole morfologiche come esempi della “discontinuità già in atto” nella politica urbanistica.
La seduta consiliare si è aperta con l’intervento del sindaco Giuseppe Sala, che ha respinto con forza ogni accusa. “Tutto ciò che ho fatto nell’arco delle due sindacature si è sempre ed esclusivamente basato su ciò che ritengo essere l’interesse dei cittadini”, ha affermato Sala, sottolineando: “Non esiste una singola azione che possa essere attribuita a mio personale vantaggio. Le mie mani sono pulite”.
Il primo cittadino ha anche espresso profondo disappunto per aver appreso delle indagini a suo carico attraverso i media, sollevando un interrogativo diretto ai colleghi politici: “Essendo la magistratura l’unico organo preposto alla comunicazione di questi atti, perché questa informazione è stata divulgata ai media? E chiedo a voi colleghi politici se ciò continui a starvi bene”.
Sala ha poi affrontato una delle accuse che lo riguardano, l’induzione indebita in merito all’ex edificio comunale Pirellino. Ha ripercorso la vicenda, dalla valutazione iniziale del 2013 ai 79 milioni di euro, fino all’aggiudicazione nel 2018 per 193 milioni dopo un’accesa asta. Ha evidenziato come il Comune abbia in seguito modificato il PGT nel 2020 per imporre il 40% di Edilizia Residenziale Sociale, una decisione che ha portato a un contenzioso vinto dal costruttore al Consiglio di Stato. “Il mio racconto fa capire quanto il Comune si sia sbilanciato in favore dell’interesse pubblico, talmente tanto da incorrere in una condanna del Consiglio di Stato per avere sacrificato illegittimamente le aspettative del costruttore”, ha concluso Sala, ribadendo la sua intenzione di proseguire con l’incarico affidatogli dai milanesi.
Il dibattito in Consiglio comunale è stato acceso, con interventi delle diverse forze politiche. Beatrice Uguccioni, capogruppo del Partito Democratico, ha invitato ad “aprire una fase nuova” e a “sfruttare questa bufera per rilanciare la nostra azione amministrativa”, pur sostenendo il sindaco: “Sindaco andiamo avanti, insieme. Insieme per davvero”.
Giulia Pastorella dei Riformisti e Azione, pur ribadendo l’attenzione al sociale, ha messo in guardia dai “dietrofront che fanno male”, citando il caso del “Salva Milano” e denunciando la “tentazione di fermare il progresso”.
Dure le critiche dell’opposizione di centrodestra. Silvia Sardone (Lega) ha definito le parole di Sala sul tema “Incorruttibili, capaci e indipendenti” come “tragicomiche”, attaccando una sinistra “inconcludente e arrogante” e chiedendo un passo indietro per la giunta: “Hanno deciso di dare il benservito all’assessore Tancredi, fortemente voluto da Sala, che è stato usato come capro espiatorio e pensano di chiuderla così”.
Gianluca Comazzi (Forza Italia) ha sottolineato l’importanza del principio del garantismo “non è una roba che si tira dentro quando serve, ma un principio che deve valere per tutti”. Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia) ha espresso dubbi sulla fiducia del sindaco nella sua stessa maggioranza.
Infine, Mariangela Padalino (Noi Moderati) ha ribadito il rispetto per la persona e la distinzione tra indagine e condanna, ma ha chiesto un “cambiamento radicale” per Milano, affermando che “la vostra visione politica di città è fallita”.
L’interesse per la vicenda è stato tale da creare lunghe code per accedere alla Sala Alessi di Palazzo Marino, dove un maxi-schermo trasmetteva in diretta il Consiglio. Tra il pubblico anche i membri del Comitato Famiglie Sospese, i cui acquisti immobiliari sono bloccati a causa dei cantieri fermi per le inchieste. L’aula, gremita, ha risposto con applausi frequenti sia agli interventi della maggioranza che dell’opposizione.