Il bilancio umano e sociale a cui sono costretti i bambini e gli adolescenti nella Striscia di Gaza ha raggiunto proporzioni drammatiche. In occasione del tragico traguardo dei 1.000 giorni di guerra dall’inizio delle ostilità scattate il 7 ottobre 2023, Save the Children ha pubblicato un rapporto straordinario che fotografa una catastrofe umanitaria senza precedenti per la popolazione più giovane del territorio palestinese.
Secondo i dati ufficiali e confermati citati dall’Organizzazione, sono almeno 21.000 i minori uccisi dalle forze israeliane dall’inizio delle operazioni militari. Una cifra che la stessa Ong definisce approssimativa per difetto, dal momento che il numero reale è “probabilmente molto più alto” a causa delle migliaia di corpi che giacciono ancora insepolti sotto le macerie dei centri urbani rasi al suolo.
I numeri del dramma: sfollati, malnutriti e senza scuola
Le statistiche elaborate in collaborazione con il Site Management Cluster (SMC) delineano la sistematica distruzione del tessuto sociale e della quotidianità dell’infanzia all’interno dell’enclave palestinese:
A questo si somma un carico psicologico insostenibile: i dati del fondo ONU per la popolazione (UNFPA) rivelano che il 96% dei bambini rimasti a Gaza percepisce la morte come imminente, convivendo quotidianamente con il terrore dei raid.
Il monito dell’ONU e le vittime dopo la tregua di ottobre
La pubblicazione del report arriva sulla scia di un recente dossier della Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite, secondo cui le forze di sicurezza israeliane avrebbero deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi in azioni configurabili come crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Nonostante la proclamazione del cessate il fuoco lo scorso ottobre, la scia di sangue non si è arrestata del tutto. Da allora, infatti, si registra l’uccisione di altri 275 minori. Tra i casi più recenti e documentati da Save the Children figurano:
- Un bambino di 8 anni, centrato lunedì da un drone israeliano mentre si riparava in una tenda per sfollati a Deir el-Balah.
- Una ragazzina di 13 anni, uccisa nel sud di Gaza dalle schegge prodotte dal colpo di un carro armato.
- Raghad Ashour, una studentessa di 18 anni, morta il mese scorso sotto le bombe proprio mentre si recava a sostenere gli esami di maturità.
«Vogliamo solo vivere come gli altri»
Nonostante l’orrore, dalle testimonianze raccolte sul campo dagli operatori umanitari emerge una tenace e disperata richiesta di normalità da parte delle giovani generazioni.
Amani (14 anni): «Potremmo morire da un momento all’altro. Spero che la guerra finisca presto per permetterci di proseguire gli studi a Gaza e godere dei diritti come esseri umani, proprio come le ragazze degli altri Paesi. Vorrei vivere una vita serena, all’insegna dell’amore e della pace. A Gaza ci sono troppi bambini le cui voci rimangono completamente inascoltate».
L’appello finale di Save the Children resta orientato alla richiesta di un blocco totale, definitivo e vigilato di ogni ostilità e all’apertura immediata di corridoi umanitari sicuri per far fronte all’emergenza alimentare e sanitaria che sta decimando i più piccoli.