La capitale ucraina si è svegliata oggi sotto shock, devastata da quella che il sindaco Vitali Klitschko ha ufficialmente definito come la più violenta, massiccia e distruttiva offensiva aerea russa dall’inizio dell’invasione su vasta scala nel 2022. I soccorritori continuano a scavare incessantemente tra le macerie dei palazzi sventrati: il bilancio provvisorio nella sola Kiev è drammatico, con almeno 25 civili morti e 86 feriti. Per domani, 3 luglio, è stato proclamato il lutto cittadino.
L’ondata d’urto russa ha violato i cieli dell’intero Paese con cifre senza precedenti: lo Stato Maggiore ucraino ha registrato il lancio di ben 74 missili e 496 droni kamikaze. Nonostante lo scudo della contraerea sia riuscito a neutralizzare la stragrande maggioranza delle minacce (abbattendo 48 missili e 476 droni), ben 25 missili balistici e 12 droni sono riusciti a penetrare le difese, centrando in pieno 33 diversi siti strategici e aree residenziali.
La svolta di Zelensky: «Dateci le licenze per produrre i Patriot»
Di fronte alla vulnerabilità dello spazio aereo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rotto gli indugi, bypassando la semplice richiesta di forniture e avanzando una proposta strategica strutturale direttamente a Washington:
Volodymyr Zelensky: «Le forniture per la difesa aerea dell’Ucraina sono una priorità assoluta e critica. Ma ora contiamo molto anche su una decisione degli Stati Uniti riguardo alle licenze per produrre direttamente in Ucraina i missili Patriot, oltre che su altre forme di cooperazione industriale e militare».
Reazioni UE: Kallas annuncia un nuovo pacchetto di sanzioni
Da Bruxelles è arrivata l’immediata e durissima reazione della diplomazia europea. L’Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha annunciato che presenterà già in giornata una proposta formale per un nuovo e più severo pacchetto di sanzioni economiche e politiche contro il Cremlino.
Il Ministero della Difesa russo ha rivendicato con forza la paternità del raid massiccio, sostenendo di aver preso di mira i comparti dell’industria militare, i nodi energetici e gli aeroporti nelle regioni di Kiev, Dnipropetrovsk, Poltava, Cherkasy e Chernihiv. Mosca ha giustificato la strage parlando di una “ritorsione contro gli attacchi terroristici ucraini”, una narrativa bollata come “immorale” dal ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha: «Non si può equiparare l’aggressore a chi si difende».
La controffensiva ucraina: colpita una raffineria a 400 km da Mosca
La risposta militare di Kiev non si è fatta attendere e ha colpito in profondità il cuore economico della Federazione Russa. Nella notte, droni ucraini a lungo raggio hanno centrato la grande raffineria di petrolio “Lukoil-Nizhegorodnefteorgsintez” a Kstovo, nella regione di Nizhny Novgorod, ad oltre 400 chilometri a est di Mosca.
Le analisi fotografiche OSINT hanno confermato un devastante incendio all’interno del perimetro dell’impianto petrolifero. I contrattacchi ucraini hanno causato vittime anche in territorio russo: le autorità locali hanno confermato il decesso di un civile nella regione di Belgorod e di un uomo a Nizhny Novgorod. Parallelamente, le forze di Kiev hanno rivendicato la distruzione di un deposito di droni a Zaporizhzhia e l’abbattimento di un ponte logistico strategico nel Lugansk occupato.