I dati definitivi dell’Istat per dicembre 2025 delineano un quadro di “stangata silenziosa”: sebbene l’inflazione generale sembri sotto controllo, i beni di prima necessità hanno subito rincari tali da erodere pesantemente il potere d’acquisto negli ultimi cinque anni. Istat conferma i dati di dicembre: prezzi al consumo a +1,2%. Ma il divario con i beni alimentari è abissale: in cinque anni il cibo è costato quasi 8 punti in più rispetto all’indice generale.
L’inflazione italiana chiude il 2025 con un lieve sussulto. A dicembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è salito dell’1,2% su base annua, portando la media dell’intero anno all’1,5% (rispetto all’1,0% del 2024). Tuttavia, a preoccupare non è il dato aggregato, ma la scomposizione della spesa: il “carrello della spesa” (alimentari e cura della persona) corre quasi al doppio della velocità dell’indice generale.
Il dato più allarmante emerge dal confronto sul lungo periodo (2021-2025). Mentre l’inflazione complessiva cumulata nel quinquennio è stata del 17,1%, i prezzi dei beni alimentari e del carrello della spesa sono volati al +24%.
- Il divario: Esiste una differenza di quasi 7-8 punti percentuali tra l’aumento dei prezzi generali e quello dei beni di prima necessità.
- Le bollette: Il comparto energetico ha registrato un aumento cumulato ancora più drastico, pari al 34,1% nello stesso periodo.
Il dettaglio di Dicembre 2025
L’accelerazione di fine anno è stata trainata principalmente da tre voci:
- Trasporti: +2,6% (dovuto anche a fattori stagionali e rincari dei carburanti).
- Alimentari non lavorati: +2,3% (prodotti freschi, frutta e verdura).
- Carrello della spesa: I prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono passati dal +1,5% di novembre al +1,9% di dicembre.
In controtendenza solo gli energetici regolamentati, che hanno accentuato il calo (-5,2% su base annua), offrendo un parziale ma insufficiente sollievo alle famiglie.
Antitrust in campo
Proprio a causa di questo divario anomalo tra l’inflazione generale e i rincari al supermercato, l’Antitrust ha appena avviato un’indagine conoscitiva sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO). L’obiettivo è verificare se lungo la filiera si siano verificate speculazioni o distorsioni di mercato che hanno gonfiato i prezzi alla cassa oltre l’aumento dei costi di produzione.
Secondo le elaborazioni sui dati Istat, per acquistare oggi la stessa quantità di beni che nel 2021 costava 100 euro, una famiglia media deve spenderne 124.
| Voce di spesa | Aumento 2021-2025 | Impatto stimato annuo |
| Indice Generale (Inflazione) | +17,1% | – |
| Carrello della Spesa | +24,0% | +1.404 € |
| Energia e Bollette | +34,1% | +511 € |
IMMAGINE GENERATA DA AI