Si aprono spiragli, seppur flebili, sul fronte negoziale iraniano. Teheran si è detta “disponibile a proseguire il dialogo” sul nucleare, riaccendendo le speranze dopo i colloqui di Ginevra. Un ottimismo prontamente stemperato però dal presidente statunitense Donald Trump, che con il suo consueto scetticismo ha commentato: “L’Iran non vuole parlare con l’Europa, ma con noi”.
Nel frattempo, la tensione in Medio Oriente resta altissima. Nuovi missili sono stati lanciati nella notte su Israele, che ha dichiarato di averli intercettati tutti. In risposta, lo Stato ebraico ha condotto ulteriori raid aerei, stimando che i suoi attacchi abbiano ritardato la capacità di Teheran di sviluppare un’arma nucleare “di almeno 2 o 3 anni”. Una valutazione contrastante arriva dalla politica americana: dopo le critiche di Trump, la deputata Gabbard ha corretto il tiro, affermando ora che l’Iran potrebbe “produrre un’arma nucleare entro poche settimane”.
Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso nelle prossime ore a Istanbul, dove, come riportato dall’agenzia Tasnim, incontrerà i ministri degli Esteri dei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, un consesso che riunisce rappresentanti di una quarantina di nazioni.
In vista di questo vertice, Araghchi ha espresso l’auspicio di “una dichiarazione ferma di condanna degli attacchi israeliani”, ribadendo l’intenzione di “comunicare la verità dell’Iran al mondo”. Il ministro ha inoltre denunciato con fermezza gli attacchi ai siti nucleari iraniani, definendoli “un crimine imperdonabile” che avrà “implicazioni gravi per il diritto internazionale, in particolare per il Trattato di non proliferazione e per la credibilità dell’AIEA”.
Dopo aver incontrato ieri a Ginevra i ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia e Germania, Araghchi ha chiosato: “L’Iran si manterrà fermo contro l’aggressione israeliana e risponderà come necessario, sulla base del suo diritto legittimo all’autodifesa”.