La guerra in Medio Oriente ha raggiunto un punto di non ritorno. In un’operazione che ha scosso le fondamenta della Repubblica Islamica, Israele ha annunciato l’uccisione di Ali Larijani, l’uomo che negli ultimi mesi era diventato il leader de facto dell’Iran dopo la recente scomparsa della Guida Suprema Ali Khamenei.
Un raid aereo chirurgico nel cuore di Teheran, avvenuto simbolicamente durante la “Notte del Destino” (Laylat al Qadr), ha eliminato quello che Benjamin Netanyahu ha definito il «gangster che gestiva l’Iran». Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale e architetto della strategia nucleare e militare iraniana, è caduto insieme a Gholamreza Soleimani, comandante dei paramilitari Basij, e a circa 300 membri della milizia.
L’annuncio di Netanyahu: «Prendete in mano il vostro destino»
In un messaggio televisivo rivolto direttamente al popolo iraniano, il premier israeliano ha rivendicato l’azione come un’opportunità storica per il rovesciamento della teocrazia: «Abbiamo eliminato il capo della banda che governava l’Iran. Il cambiamento non avverrà tutto in una volta, ma se persisteremo, daremo agli iraniani la possibilità di riprendersi il proprio destino». Netanyahu ha inoltre confermato una strettissima coordinazione con Donald Trump, parlando di una «pressione enorme» esercitata congiuntamente dalle forze aeree e navali di Usa e Israele.
Chi era lo “stratega silenzioso”
Ali Larijani, 67 anni, non era un leader qualunque. Proveniente da una delle dinastie più potenti del Paese, era un uomo di profonda cultura (laureato in filosofia con una tesi su Kant) ma dal pugno di ferro.
- L’ascesa: Ex presidente del Parlamento e capo della tv di Stato, era l’uomo dei negoziati internazionali, capace di dialogare con Mosca e Pechino.
- Il ruolo recente: Dopo la morte di Khamenei all’inizio di marzo, aveva assunto la guida della strategia bellica contro l’Occidente, opponendosi alla successione del figlio di Khamenei, Mojtaba, a favore di una linea più pragmatica ma altrettanto determinata a “bruciare i cuori” dei nemici sionisti.
- Il colpo al regime: Secondo gli analisti, la sua scomparsa priva Teheran della sua «capacità di ragionare politicamente» in piena guerra, aprendo la strada a una militarizzazione totale sotto lo speaker del Parlamento Ghalibaf.
Terremoto a Washington: dimissioni al vertice dell’Antiterrorismo
L’escalation non è priva di contraccolpi politici negli Stati Uniti. Joe Kent, direttore del Centro nazionale antiterrorismo americano, ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato. Kent ha accusato duramente l’amministrazione Trump di essere entrata in un conflitto «non necessario» solo a causa delle «pressioni di Israele e della sua potente lobby americana», sostenendo che l’Iran non rappresentasse una minaccia imminente per gli USA.
La situazione sul campo
Mentre Israele e USA rivendicano i successi — con Trump che parla di 7.000 obiettivi colpiti e di una marina iraniana «letteralmente cancellata» — la tensione resta altissima. L’Iran, ora orfano del suo stratega, potrebbe rispondere con azioni imprevedibili, mentre Netanyahu avverte: «Ci sono ancora molte sorprese, faremo guerra con astuzia».