L’economia italiana frena nei primi mesi del 2026, mentre il potere d’acquisto dei lavoratori mostra i segni di una crisi profonda. È questo il quadro tracciato dal presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, durante l’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (Dfp).
Pil e prospettive economiche
Dopo una chiusura d’anno positiva nel 2025, con una crescita del Pil dello 0,3% nell’ultimo trimestre, i dati congiunturali per l’inizio del 2026 indicano una dinamica meno brillante. La crescita acquisita per l’anno in corso si attesta al momento allo 0,3%, ma il panorama resta dominato dall’incertezza. A pesare sono soprattutto le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno costretto a una revisione dello scenario di base a causa dell’instabilità dei prezzi delle materie prime energetiche.
L’erosione dei salari
Il dato più allarmante riguarda le retribuzioni contrattuali. L’Istat certifica che, tra il primo trimestre del 2021 e l’ultimo del 2025, i salari in termini reali si sono ridotti del 7,8%. Nonostante un lieve recupero registrato nell’ultimo anno, il divario rispetto all’inflazione del quinquennio resta netto, confermando una perdita di potere d’acquisto significativa per le famiglie italiane.
Occupazione e settori
Le prospettive per il mercato del lavoro appaiono incerte. Secondo le rilevazioni di marzo:
- Costruzioni: unico settore in cui le attese sull’occupazione migliorano.
- Manifattura: situazione di sostanziale stabilità.
- Servizi e Commercio: si registra un peggioramento delle aspettative occupazionali.
Conti pubblici: lo scoglio del deficit e il Superbonus
Sul fronte della finanza pubblica, l’Istat ha chiarito i margini per l’uscita dalla procedura d’infrazione dell’Unione Europea. Per evitare la manovra correttiva di Bruxelles, il rapporto deficit/Pil avrebbe dovuto attestarsi al 2,94%. Il dato finale del 3,1%, invece, conferma lo sforamento della soglia del 3%.
In merito al Superbonus, la spesa per il 2025 è stata quantificata in poco meno di 8,4 miliardi di euro. L’Istat ha precisato che il dato risente dell’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate, che nei primi mesi del 2026 ha intensificato le verifiche portando allo scarto o alla sospensione di una mole rilevante di crediti per irregolarità. Il percorso di risanamento prosegue, ma la strada per il consolidamento fiscale resta in salita.