La Premier chiede il rinvio, l’Eliseo accetta ma rende pubblica la mossa. Il bilaterale slitta a dopo il G7 di giugno. Sullo sfondo, lo scontro sui migranti, i dazi e l’asilo ai brigatisti.
Non c’è pace per i rapporti tra Italia e Francia. Il vertice bilaterale che avrebbe dovuto riunire Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron a Tolosa il 9 e 10 aprile è stato ufficialmente rinviato. La richiesta, avanzata dalla Premier italiana, sposta l’appuntamento a una data ancora da destinare tra metà giugno e metà luglio, ovvero dopo il vertice del G7 di Evian.
Una richiesta “datata”, ma dai risvolti politici
Secondo fonti diplomatiche francesi, la richiesta di rinvio risalirebbe al 12 febbraio scorso, avanzata a margine del summit UE in Belgio. Sebbene la tempistica escluda che il rinvio sia una risposta diretta alle ultime tensioni sull’omicidio di Lione, il gesto conferma la difficoltà di trovare un terreno comune tra i due leader.
L’Eliseo, nel confermare lo slittamento, ha tenuto a precisare che Macron intende comunque promuovere un «rapporto ambizioso» con l’Italia, ricordando però con una punta di malizia che il Trattato del Quirinale (il patto di cooperazione rafforzata) fu avviato con Mario Draghi e sostenuto dal Presidente Mattarella.
I dossier della discordia
Nonostante il Trattato del Quirinale sia in vigore dal 2023, la sua attuazione resta zoppicante. Molti sono i fronti che dividono Meloni e Macron:
- Lo scontro di Lione: Il recente battibecco sull’uccisione dell’attivista Quentin Deranque, con Macron che accusa i “nazionalisti” di ingerenza e Meloni che replica duramente ricordando l’ospitalità francese ai brigatisti rossi.
- Le Olimpiadi: La “vistosa assenza” di Macron alle Olimpiadi invernali attualmente in corso in Italia è stata letta da molti come un segnale di distacco.
- Geopolitica e Dazi: Le divergenze sulla gestione dei flussi migratori e, soprattutto, la differente postura nei confronti del “nuovo corso” americano di Donald Trump e della guerra dei dazi.
In questo clima di gelo persistente, il Presidente Sergio Mattarella rimane l’unico vero “pontiere”. Più volte il Colle è dovuto intervenire per ricucire strappi che durano fin dall’insediamento del governo Meloni, quando le parole della ministra francese Boone sulla “vigilanza” dei diritti in Italia innescarono la prima, immediata reazione della Premier contro le «ingerenze straniere».