“Vorrei che tutte le scuole del mondo fossero così”. Si conclude con questo auspicio la due giorni italiana di Kate Middleton, la Principessa del Galles, che ha scelto l’Emilia per il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo la guarigione dalla malattia. Una visita informale, carica di sorrisi e gesti spontanei, dedicata a quello che gli esperti chiamano il Reggio Emilia Approach, la filosofia educativa che mette il bambino al centro di “cento linguaggi”.
Dalla malattia al fango: un look dal forte valore simbolico Per la seconda giornata del tour, Kate ha scelto di indossare lo stesso blazer neutro con cui apparve nel video del 2024 per parlare per la prima volta del suo percorso di cura. Un segnale di continuità e rinascita, sfoggiato mentre si chinava sui bordi di uno stagno alla scuola “Salvador Allende”. Niente tacchi vertiginosi, ma abiti pratici per tenere in mano un piccolo tritone e mostrare ranocchi e anatre ai bambini incuriositi.

L’ispirazione per i principini a Londra La Principessa ha rivelato un dettaglio intimo della sua vita a Kensington Palace: per George, Charlotte e Louis ha fatto allestire una stanza che ricalca gli atelier reggiani, piena di materiali naturali come sassi e legni. “L’equilibrio interiore passa per il contatto con lo spazio esterno”, ha spiegato Kate, sottolineando quanto l’ambiente bucolico degli asili-oasi sia terapeutico non solo per i piccoli, ma per chiunque stia affrontando un percorso di recupero.



Il gioco del riuso e il “debuttò” da rezdòra Kate ha visitato anche il centro Remida, dove gli scarti industriali diventano arte e gioco. Si è prestata a fare da “appoggio” a due bimbe in equilibrio su un tubo di aerazione trasformato in serpentone, ridendo di gusto al momento del loro capitombolo finale.
Il gran finale è stato all’insegna dei sapori locali. Sulle colline parmensi, guidata dallo chef Ivan Lampredi, la futura Regina si è messa alla prova come ‘rezdòra’, tirando la sfoglia per i tradizionali tortelli d’erbetta. “Dopo aver lavorato la creta ieri, oggi tocca alla pasta. Impastare è terapeutico”, ha scherzato, prima di congedarsi con un caloroso “Arrivederci” e la promessa che questo legame con il sistema educativo emiliano è “solo l’inizio”.
