Il Medio Oriente si infiamma con una nuova escalation militare tra Iran e Israele, segnata da scambi missilistici notturni e dichiarazioni infuocate che preannunciano un conflitto su vasta scala. Mentre Teheran rivendica l’uso di missili ipersonici, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) annunciano di aver colpito siti cruciali per il programma nucleare iraniano. La tensione è alle stelle, con il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, che proclama l’inizio della “battaglia” e il Presidente americano Donald Trump che, secondo fonti USA, starebbe seriamente considerando un attacco diretto contro la Repubblica Islamica.
La notte appena trascorsa ha visto un intensificarsi degli attacchi. L’Iran ha lanciato due raffiche di circa trenta missili, inclusi alcuni ipersonici, verso il centro e il nord di Israele, causando diversi incendi. In risposta, oltre 50 jet israeliani hanno bombardato l’Iran, prendendo di mira un impianto per la produzione di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, vari siti di fabbricazione missilistica (tra cui quello di Khojir) e diverse infrastrutture militari nel Distretto 18 di Teheran, dopo aver esortato i residenti ad abbandonare la zona. Anche l’Università Imam Hossein, legata ai Guardiani della Rivoluzione, è stata colpita.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Nelle prime ore di questa mattina, l’Ayatollah Ali Khamenei ha replicato all’ultimatum del Presidente Trump, che aveva chiesto una resa incondizionata di Teheran. “Nel nome del nobile Haidar, la battaglia ha inizio”, ha scritto Khamenei in un post in farsi su X, facendo riferimento ad Ali, considerato dai musulmani sciiti il primo imam e successore del profeta Maometto. In un secondo post in inglese (e un terzo identico in ebraico), il leader iraniano ha rincarato la dose: “Dobbiamo dare una risposta forte al regime terrorista sionista. Non mostreremo alcuna pietà verso i sionisti”. Ha anche citato il ritorno di “Ali’ a Khaybar”, alludendo alla conquista della città ebraica da parte del primo califfo dell’Islam sciita nel VII secolo, un chiaro segnale di belligeranza.
Sul fronte americano, la situazione è altrettanto tesa. Dopo aver lasciato in anticipo il vertice del G7 di Kananaskis, il Presidente Donald Trump ha avuto una telefonata ieri sera con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo i media statunitensi, Trump starebbe “seriamente considerando” di lanciare un attacco contro l’Iran. Il Presidente ha già schierato altri caccia in Medio Oriente e, in un post su Truth, ha dichiarato: “Ora abbiamo il controllo completo e totale dei cieli sopra l’Iran”, un plurale che suggerisce un imminente coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Venti minuti dopo, ha aggiunto: “Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto ‘Leader Supremo’. È un bersaglio facile, ma lì è al sicuro”, parole che sembrano preludere a un’azione militare. Fonti del New York Times indicano che Teheran sarebbe pronta a rispondere attaccando le basi americane nella regione.
Sul piano militare, i preparativi sono in corso. La base di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, ospita già almeno quattro bombardieri pesanti B-52H Stratofortress, capaci di trasportare testate nucleari o munizioni a guida di precisione. Fox News ha rivelato che il Pentagono sta spostando ulteriori caccia nell’area.
Nel frattempo, le IDF hanno annunciato di aver già eliminato il nuovo capo di Stato maggiore dell’esercito iraniano, Shadmani, in una mossa che potrebbe essere un duro colpo per la leadership militare di Teheran.