A quasi quarant’anni dal referendum del 1987 (che ne sancì lo stop) e a quindici anni dalla seconda bocciatura popolare del 2011, la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. L’atomo torna così ufficialmente e stabilmente al centro della strategia energetica nazionale del governo Meloni, inserendosi nella cornice di flessibilità fiscale recentemente aperta da Bruxelles per la resilienza strutturale.
Il testo ha incassato l’ok di Montecitorio con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. L’obiettivo dell’esecutivo è blindare la conversione definitiva al Senato entro il mese di luglio, per poi emanare i decreti attuativi entro la fine del 2026.
La mappa del voto alla Camera
Il voto ha registrato una netta spaccatura geopolitica e parlamentare, con una parziale apertura del Centro:
- I Sì (155): Tutti i partiti della maggioranza di Centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati), compreso il voto favorevole di Azione (Calenda) e del deputato Luigi Marattin (Pld).
- I No (86): Tutto il blocco del Centrosinistra (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra).
- Gli Astenuti (8): I deputati di Italia Viva (Renzi).
I 5 pilastri del Ddl: cosa prevede la legge delega
Il disegno di legge, a firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, si compone di cinque articoli. Il governo viene delegato a normare e disciplinare entro un anno i seguenti ambiti strategici:
- Produzione ed uso: Regolamentazione dell’energia nucleare sostenibile basata rigorosamente sulle direttive UE, puntando esclusivamente su tecnologie di nuova generazione come gli SMR (Small Modular Reactors) e gli AMR (Advanced Modular Reactors).
- Combustibile: Norme sulla fabbricazione e sul riprocessamento del combustibile nucleare.
- Decommissioning: Gestione dello smantellamento degli impianti industriali e dei siti esistenti.
- Rifiuti radioattivi: Criteri per lo stoccaggio e la gestione delle scorie e del combustibile esaurito.
- Fusione: Finanziamento e coordinamento della ricerca e dello sviluppo dell’energia da fusione nucleare.
La tecnologia: addio alle vecchie grandi centrali
Il piano industriale esclude categoricamente la costruzione delle vecchie ed enormi centrali del passato. La strategia si concentra interamente sulla modularità:
- Small Modular Reactors (SMR): Piccoli reattori modulari considerati intrinsecamente sicuri, flessibili e integrabili con il tessuto produttivo. I primi reattori commerciali dovrebbero essere pronti all’inizio del prossimo decennio (2030-2035).
- Quarta generazione (AMR): Gli impianti più avanzati e la tecnologia di quarta generazione non saranno disponibili sul mercato prima del 2040.
- Il mix nel Pniec: La quota di energia nucleare ipotizzata nel mix energetico nazionale futuro oscillerà in una forbice ampia, tra l’11% e il 22%. Il ministro Pichetto Fratin ha smentito le voci su un piano da 70 impianti: «Si potrà stare anche con molto meno, dipenderà dal mercato e dai prezzi».
Il nodo scorie e il Deposito Nazionale volontario
Per superare lo storico stallo sulla localizzazione del Deposito Nazionale unico per le scorie, il ddl introduce una novità radicale: un meccanismo di autocandidatura volontaria dei territori e dei Comuni interessati a ospitare i siti di stoccaggio, previa Valutazione Ambientale Strategica (VAS). L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha dato parere favorevole in Conferenza unificata, imponendo però la garanzia di pesanti ed adeguati ristori economici per le comunità locali ospitanti.
Lo scontro politico e le reazioni
Gilberto Pichetto Fratin (Ministro dell’Ambiente): «Oggi poniamo le condizioni affinché il Paese sia pronto. Nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza dall’estero e bollette più accessibili per famiglie e imprese. Non è una bandiera politica o ecologica, è un atto di responsabilità verso le prossime generazioni. Vedo che i giovani sono molto propensi, perché fanno valutazioni scientifiche e di fatto».
Antonio Tajani (Segretario FI e Vicepremier): «Un passo storico verso l’indipendenza energetica dell’Italia, merito dell’ottimo lavoro di Forza Italia e del Ministro Pichetto. Non è una scelta ideologica, ma uno strumento necessario per prezzi competitivi e per il futuro del Sistema Paese. Chi dice no a tutto dovrà arrendersi di fronte alla realtà».
Matteo Salvini (Segretario Lega e Vicepremier): (Commentando l’apertura UE sulla flessibilità fiscale) «Bene l’ok di Bruxelles, è il minimo sindacale. Era assurdo permetterci di spendere miliardi per acquistare armi e non per sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia. Useremo fondi nostri per il sistema produttivo. Abbiamo superato l’ideologia pseudo-green per cui bisogna andare tutti a piedi o in auto elettrica: non c’è solo l’elettrico nel nostro futuro».
L’opposizione e gli ambientalisti: «Una scelta insensata e propagandistica»
Subito dopo il voto, i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) hanno inscenato un flash mob di protesta davanti a Montecitorio. Nicola Fratoianni (AVS) ha attaccato duramente la maggioranza: «In questi anni potevano investire sulle energie rinnovabili che sono più sicure, più pulite, più democratiche e meno costose. Questa sul nucleare è una scelta puramente propagandistica, fatta contro gli interessi nazionali».
Dello stesso tenore la durissima nota diffusa dal WWF, che ha definito il provvedimento “fuori dalla realtà”:
WWF Italia: «È una scelta insensata che di sostenibile non ha nulla: si favoleggia di reattori modulari che non esistono sul mercato, al solo reale scopo di favorire lo status quo e la dipendenza dal gas fossile. Il Parlamento ha calpestato la volontà popolare espressa nel 2011 dal 94% dei cittadini. Il nucleare ridotto non risolve i problemi dei costi stratosferici e moltiplica le scorie. È un paradosso: un governo che non ha il coraggio di dire dove metterà il deposito delle scorie che già abbiamo, oggi approva una legge per riempire il Paese di future centrali fantasma».