La diplomazia globale viaggia sul filo del rasoio in un fine settimana segnato da repentine accelerazioni militari e ultimatum politici. Il presidente statunitense Donald Trump ha formalmente rispedito a Teheran il testo del memorandum d’intesa, dando il via al terzo ciclo di correzioni della proposta americana e inasprendo drasticamente le richieste sul programma nucleare e sul destino dell’uranio arricchito. La Casa Bianca attende una risposta entro tre giorni.
Nel frattempo, sul campo di battaglia mediorientale la situazione è precipitata: Israele ha lanciato una poderosa offensiva di terra nel Libano meridionale, superando di ben 25 chilometri il fiume Litani e spezzando di fatto il Paese in due. Un’escalation che ha spinto il presidente francese Emmanuel Macron a richiedere una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
L’ultimatum di Trump e la diffidenza dei Pasdaran
La bozza revisionata venerdì nella Situation Room è stata recapitata ai canali diplomatici iraniani. Trump vuole blindare l’intesa ma esige concessioni precise e non formule generiche. Il piano prevede 60 giorni per negoziare la revoca delle sanzioni USA in cambio dello smantellamento atomico:
- Le richieste americane: Impegni chiari, stringenti e verificabili sul materiale fissile altamente arricchito. Washington esige di stabilire tempi e modalità esatte con cui gli Stati Uniti acquisiranno e preleveranno fisicamente le scorte di uranio iraniano, oltre a una nuova formula per la riapertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz.
- La strategia della fermezza: Intervistato dalla nuora Lara Trump, il tycoon ha chiarito la sua posizione: «Non ho alcuna fretta. Se si ha fretta, non si conclude un buon affare. Lentamente ma inesorabilmente stiamo ottenendo ciò che vogliamo. L’unica garanzia assoluta è che non abbiano l’atomica. Se non la otterremo, ricorreremo semplicemente al “Dipartimento della Guerra”». Fonti di Axios rivelano l’estrema cautela dei negoziatori di Teheran, terrorizzati dal cyber-spionaggio dopo la decapitazione chirurgica dei loro vertici operata da Israele: «Sono letteralmente nelle caverne, non usano nemmeno la posta elettronica».
Da Teheran, il capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha risposto alzando il muro: «Non ci fidiamo delle promesse del nemico. Il nostro criterio sono i risultati concreti. Non approveremo alcun testo finché non saremo certi di aver garantito i nostri diritti». Più cauto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi: «Il dialogo e lo scambio di messaggi sono in corso, ma tutto ciò che viene detto ora è speculazione». Quasi a fare da eco alle parole bellicose, l’Iran ha annunciato il varo di una nuova “nave-mosquito” (un’unità navale rapida d’attacco) equipaggiata con missili Cruise capaci di colpire obiettivi fino a 700 chilometri di distanza.
Fronte Libano: l’IDF conquista il Castello di Beaufort e supera il Litani
Mentre a Washington si limano i testi del trattato, lo Stato ebraico ha impresso una violenta spallata militare al fronte nord. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno travolto le linee di Hezbollah nel Libano meridionale:
- L’avanzata: Le truppe israeliane sono penetrate per 25 chilometri oltre la linea strategica del fiume Litani, occupando l’antico e conteso Castello di Beaufort, una fortezza d’altura che domina l’intera vallata e che storicamente rappresenta un punto chiave per il controllo militare della regione.
- L’obiettivo: Tagliare in due le linee di rifornimento del Libano e isolare completamente i reparti operativi di Hezbollah dal resto del Paese. Il premier Benjamin Netanyahu è stato categorico: «Stiamo estendendo la nostra presa».
L’appello di Macron e la mossa UE sul petrolio russo
Davanti al rischio di un conflitto totale, il presidente francese Emmanuel Macron è intervenuto con durezza su X, chiedendo che «le armi tacciano per sempre» e sollecitando i leader di Arabia Saudita, Oman, Emirati Arabi ed Egitto a fare pressioni affinché l’accordo USA-Iran si concretizzi subito. Parigi ha annunciato l’avvio di una missione multinazionale indipendente con il Regno Unito per scortare i mercantili e riaprire Hormuz.
Nel frattempo, l’asse geopolitico globale si muove anche sul fronte ucraino. Per evitare pesanti contraccolpi sui mercati energetici in estate, l’Unione Europea si sta orientando verso il congelamento del price cap sul petrolio russo. Il tetto al prezzo del barile di Mosca resterebbe quindi ai livelli attuali, una contromossa studiata dalle cancellerie europee per scongiurare il temuto rincaro dei carburanti previsto per il mese di luglio.