‘Rispetto, rispetto, veniamo prima noi delle imprese e della viabilita”. Esplode a Genova la protesta degli sfollati del ponte Morandi: ‘Vogliamo la casa’. E sulla protesta e’ scontro Di Maio-Toti: ‘Hanno ragione. Non si puo’ lasciare la gente in balia delle elemosine di Autostrade’, dice il vicepremier; il governatore: ‘Le famiglie hanno avuto alloggi e a tempo di record’. Il ministro Toninelli in aula: ‘Abbiamo desecretato le concessioni nonostante le pressioni subite’. Il ministro assicura: Autostrade non ricostruira’ il ponte. Fico, chiedo scusa a nome dello Stato. Entro 5 giorni Autostrade presentera’ il piano per la demolizione della struttura.
Momenti di tensione a Genova davanti al Consiglio regionale della Liguria. Decine di cittadini sfollati dopo il crollo di Ponte Morandi, che chiedevano di poter rientrare nelle proprie abitazioni nella zona rossa per recuperare gli effetti personali, hanno dato vita ad una rumorosa protesta perché volevano assistere alla seduta congiunta del consiglio regionale e comunale dedicata alla tragedia, ma sono stati bloccati all’esterno dell’aula dagli addetti alla sicurezza perché la parte della sala destinata al pubblico era quasi piena. Il portavoce del comitato degli sfollati di via Porro, Ennio Guerci: “Dal 14 agosto – ha spiegato – viviamo in un limbo e basta poco perché scoppi la tensione. Non ne possiamo più di non sapere quale sarà il nostro destino”. “Siamo decisi a ottenere quello che ci spetta. Siamo stati danneggiati, siamo stati presi in giro per anni da Autostrade che ci garantiva sicurezza, adesso basta” Dopo alcune urla e spintoni, la situazione è tornata alla calma e i manifestanti, che esponevano dei volantini con scritto “50 anni di servitù, 2 settimane di disagi e sofferenze: rivogliamo un futuro” firmato “Quelli del Ponte Morandi”, hanno potuto accedere all’aula dove era in corso il consiglio congiunto. La protesta è proseguita anche all’interno della sala, dove gli abitanti di via Porro hanno esposto dei grossi cartelli con scritto “Nessuna demolizione senza per noi una soluzione. Vogliamo rispetto”.
Urla, fischi, qualche parolaccia. Riprendono i lavori alla Camera dei deputati. E riprendono le tensioni e le polemiche. Ad accendere il dibattito politico, oggi, sono state le Comunicazioni del Governo sul ponte Morandi di Genova. Nell’aula della Camera il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha riferito sul crollo che lo scorso 14 agosto ha fatto 43 vittime. Il ministro ha parlato degli impegni del Governo (che sta predisponendo un provvedimento d’urgenza), dell’Istituzione della Commissione ministeriale ispettiva, dell’assistenza agli sfollati, dei lavori di ricostruzione, di mobilità e viabilità. Ma è un particolare passaggio, legato alla pubblicazione delle convenzioni autostradali, a scaldare Montecitorio: nel suo intervento Toninelli ha detto, infatti, di aver subito “pressioni, interne ed esterne”. Subito NcI, FI e Pd hanno chiesto al ministro di fare chiarezza, di “fare i nomi”, di inviare “il resoconto del verbale dell’Aula” alla magistratura. “Cosa è accaduto? Chi ha fatto queste pressioni? Quali soggetti? Per quali interessi?” si sono chiesti dai banchi dell’opposizione.
“Finalmente, dopo quasi vent’anni di opacità e segreti, il 27 agosto scorso abbiamo pubblicato sul sito web del Ministero delle Infrastrutture tutti i contratti di concessione delle autostrade e tutti i relativi allegati – ha detto TONINELLI in aula – È un gesto che rivendichiamo con grande orgoglio dato che rappresenta il primo passo verso la totale trasparenza nella lotta agli ingiusti privilegi di cui i concessionari hanno goduto sino a questo momento, grazie ai Governi che ci hanno preceduto. Nonostante le pressioni, interne ed esterne, che abbiamo subito – ha precisato il ministro – abbiamo messo a disposizione della collettività atti che tanti cittadini nel corso degli anni hanno richiesto all’Amministrazione, vedendosi sempre sbattere portoni in faccia. Chi sostiene di aver già pubblicato le convenzioni delle concessioni ci può spiegare dove erano le parti legate agli assurdi guadagni, quelle che si chiamano tecnicamente ‘piani economici finanziari’? Semplicemente non c’erano: le abbiamo desecretate noi”.