Mentre alla Camera entra nel vivo il dibattito sulla nuova legge elettorale – ribattezzata “Stabilicum” dalle opposizioni –, un inedito asse trasversale di parlamentari accende lo scontro su uno dei nodi più delicati della riforma: l’introduzione del voto di preferenza.
Un appello bipartisan firmato da esponenti di primo piano sia della maggioranza sia del centrosinistra chiede di bloccare le preferenze per evitare di azzerare la presenza femminile nelle istituzioni. La mossa, tuttavia, ha spaccato i rispettivi schieramenti, aprendo un dibattito tra chi difende i correttivi di genere e chi rivendica il valore del merito e della scelta diretta da parte degli elettori.
L’Appello: «Le preferenze favoriscono le reti di potere maschili»
Il documento porta la firma di Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Pd) e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra). Le firmatarie mettono in guardia il Parlamento sui rischi legati a un ritorno alle preferenze classiche:
Dall’appello delle parlamentari: «L’esperienza italiana e quella di molti altri Paesi mostrano che il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile. Le preferenze premiano soprattutto la forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche e la notorietà costruita nel tempo: condizioni che, ancora oggi, vedono troppo spesso le donne partire da una posizione di svantaggio o dipendere da reti di potere costruite da altri».
A sostegno di questa tesi si è schierata anche la vicesegretaria di Forza Italia, Deborah Bergamini, che ha definito la tutela della presenza femminile “un valore di civiltà” che il meccanismo delle preferenze rischierebbe di compromettere.
Il fronte del “No”: Liste bloccate contro la libertà delle donne
Di parere diametralmente opposto un secondo fronte di parlamentari, convinte che i listini bloccati (dove i candidati vengono eletti in base all’ordine di inserimento deciso dai vertici del partito) servano solo a premiare la fedeltà ai leader politici anziché l’autonomia delle candidate.
IL DIBATTITO SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE
├── FRONTE ANTI-PREFERENZE ──► Sostengono che la competizione sulle preferenze favorisca i candidati
│ uomini, dotati di maggiori risorse economiche e reti di potere locali.
└── FRONTE PRO-PREFERENZE ──► Denunciano che le liste bloccate sottomettano le donne libere ai "capibastone"
e allontanino drammaticamente i cittadini dagli eletti.
L’eurodeputata PD Pina Picierno ha espresso via social la sua totale contrarietà all’appello delle colleghe: «Se a decidere della mia elezione fosse stato un posto in lista stabilito sulla base della fedeltà al capo, io non sarei stata eletta perché considerata “non in linea” dagli ultimi segretari. I listini bloccati non hanno mai aiutato le donne libere». Una linea condivisa dalla deputata dem Lia Quartapelle, secondo la quale i listini bloccati distorcono il rapporto democratico a favore dei segretari di partito.
Il fattore Meloni e il nodo del “Merito”
Nel centrodestra, la critica più dura all’appello è arrivata da Michaela Biancofiore (Senatrice del gruppo Civici d’Italia), che ha richiamato l’esempio della presidente del Consiglio per smontare le tesi protezionistiche:
Michaela Biancofiore: «Il merito viene prima di ogni cosa e il consenso personale dovrebbe essere il DNA della politica. Una legge democratica lascia decidere agli elettori chi portare in Parlamento per rispondere alle proprie istanze. Del resto, la premier Giorgia Meloni è arrivata alla guida del Paese non grazie a scorciatoie, quote rosa o paracadute, ma per le sue sole capacità politiche. Questo deve essere l’esempio per dire “sì” alle preferenze senza se e senza ma».
+Europa attacca l’intero impianto della legge
Sul dibattito si innesta infine la protesta politica di +Europa. La vicesegretaria Antonella Soldo e la tesoriera Carla Taibi, pur ritenendo legittimo l’allarme sulla rappresentanza femminile, invitano a guardare i difetti dell’intero testo di riforma:
- Il premio di maggioranza: Definito “abnorme” e distorsivo della volontà popolare.
- I diritti negati: Viene criticato lo stop al voto per i lavoratori e gli studenti fuorisede.
- Norme “anti-minori”: Viene denunciata l’introduzione di regole discrezionali sull’esenzione delle firme che, a detta del partito, puntano a escludere le forze politiche più piccole dalla competizione elettorale.