Mentre Putin ammette che gli attacchi causano «danni all’economia», il vicepremier Novak conferma l’avvio delle importazioni e l’abbassamento degli standard di qualità dei carburanti a Euro 2 ed Euro 3.
Gli attacchi sistematici con droni condotti dalle forze ucraine contro le infrastrutture energetiche e logistiche russe stanno provocando pesanti ripercussioni sul mercato interno del secondo produttore mondiale di petrolio. Tra fermi impianto e manutenzioni d’emergenza, il governo di Mosca si trova costretto ad attuare misure straordinarie e ricorrere all’importazione di carburante per far fronte alle carenze di benzina e diesel.
1. LE AMMISSIONI DI PUTIN E NOVAK
Durante la riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali, la leadership russa ha dovuto affrontare apertamente le criticità della situazione energetica:
- Vladimir Putin: Ha valutato la crescita economica come «modesta ma positiva (+1%)», riconoscendo tuttavia l’impatto dei raid ucraini sui siti industriali. Pur sostenendo che non vi siano «conseguenze critiche» in grado di paralizzare lo Stato, il Presidente russo ha ammesso espressamente che «questi attacchi ci danneggiano, è ovvio».
- Alexander Novak: Il vice primo ministro con delega all’Energia ha confermato alla TV di Stato che la Russia ha già avviato l’importazione di carburante. Pur non citando ufficialmente i paesi fornitori, le analisi di settore indicano Bielorussia, Kazakhstan e India come principali canali di approvvigionamento.
2. CARBURANTI A BASSA QUALITÀ E RAZIONAMENTI
Per arginare la crisi della benzina, il governo russo ha dovuto introdurre importanti deroghe normative ed eccezionali restrizioni:
- Ritorno agli standard Euro 2 ed Euro 3: È stata autorizzata la produzione e l’immissione sul mercato di carburanti con standard ambientali inferiori (Euro 2, Euro 3 ed Euro 4), derogando alle normative Euro 5 in vigore da anni.
- Controlli e razionamenti locali: Dopo l’estensione del blocco permanente all’export di benzina, in diverse regioni sono stati introdotti regimi di razionamento delle vendite. A Mosca e in altre città si registrano lunghe code alle stazioni di servizio, dove i tempi d’attesa per gli automobilisti superano frequentemente un’ora.
3. I RAID IN PROFONDITÀ: COLPITA UFA A 1.400 KM DAL CONFINE
L’impatto sulla raffinazione si deve al prolungarsi dei raid ucraini a raggio ultra-lungo.
Nelle ultime ore, le forze di Kiev hanno colpito il gigante petrolchimico della società Bashneft ad Ufa (Repubblica di Bashkortostan), situato a oltre 1.400 chilometri dal confine ucraino. L’attacco ha provocato l’ennesimo incendio presso l’unità di raffinazione primaria AVT-6 dell’impianto, rallentando ulteriormente la capacità di trasformazione del greggio. Parallelamente, Mosca tenta di mettere in sicurezza anche i magazzini di Wildberries, colosso del commercio elettronico russo ripetutamente preso di mira dai droni per via del suo ruolo centrale nella logistica delle piccole e medie imprese locali.