Con un verdetto che scongiura lo scontro diplomatico ed economico con l’Unione Europea, le cittadine e i cittadini svizzeri hanno respinto l’iniziativa popolare promossa dalla destra sovranista dell’UDC (Unione Democratica di Centro). Il referendum, che proponeva di inserire nella Costituzione federale un limite massimo di 10 milioni di residenti entro il 2050, è stato bocciato dalle urne con il 54,8% dei voti contrari.
La consultazione ha registrato un’affluenza straordinaria, vicina al 59% (ben al di sopra della media elvetica), a dimostrazione di quanto la posta in gioco fosse percepita come cruciale per il futuro degli accordi bilaterali con Bruxelles.
Il voto spacca i Cantoni: muro francofono e urbano contro il “Sì” rurale
L’esito del voto fotografa una Confederazione spaccata geograficamente e culturalmente, delineando una netta contrapposizione tra aree urbane e aree rurali:
Mentre i Cantoni francofoni (Romandia) hanno espresso un “No” quasi unanime e compatto, l’iniziativa ha trovato terreno fertile e maggioranze favorevoli nei Cantoni interni di lingua tedesca e nelle valli rurali.
Evitato il blackout con l’UE. Von der Leyen chiama Parmelin
Il testo della destra prevedeva una clausola vincolante: qualora la popolazione permanente (oggi vicina ai 9,5 milioni) avesse toccato quota 9,5 milioni prima del 2050, il Consiglio Federale sarebbe stato obbligato a denunciare i trattati internazionali sull’immigrazione. Una misura che avrebbe fatto crollare l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE.
La reazione delle istituzioni e dei mercati è stata di profondo sollievo:
Beat Jans (Ministro della Giustizia e della Polizia): «Con la decisione di oggi, le cittadine e i cittadini hanno inviato un chiaro segnale di stabilità, apertura internazionale e affidabilità del nostro Paese».
A stretto giro è arrivata anche la reazione di Bruxelles. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha telefonato immediatamente al presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, per prendere atto del voto favorevole alla cooperazione e ribadire l’impegno comune a “modernizzare e approfondire gli accordi bilaterali”.
Reazioni opposte: esultano i sindacati, l’UDC non si arrende
Gli ambienti economici (rappresentati da economiesuisse) e l’Unione Sindacale Svizzera hanno esultato, definendo il risultato come il rifiuto di un “ripiegamento identitario e xenofobo” che avrebbe isolato le imprese e mutilato i diritti dei lavoratori stranieri, che oggi rappresentano più di un quarto della popolazione totale.
Nonostante la sconfitta, i vertici dell’UDC rivendicano il peso politico del loro elettorato. Il capogruppo in Parlamento, Thomas Aeschi, ha commentato: «Il 45% di voti favorevoli è un messaggio fortissimo. Dimostra che quasi la metà degli svizzeri considera insostenibile l’immigrazione attuale». I promotori facevano leva su argomenti sentiti dalla popolazione, come il caro affitti, la carenza di alloggi e il sovraffollamento dei trasporti pubblici.
Secondo referendum: sì all’inasprimento del servizio civile
Nella stessa tornata elettorale, gli svizzeri sono stati chiamati a esprimersi su un secondo quesito, approvando questa volta la proposta del governo di inasprire le condizioni di accesso al servizio civile. La riforma, contestata infruttuosamente dai partiti di sinistra, mira a scoraggiare l’obiezione di coscienza per rimpolpare i ranghi dell’esercito elvetico nel quadro del generale rafforzamento delle capacità militari europee.