Si chiude definitivamente un’epoca della storia ecclesiale e politica italiana. All’età di 95 anni, si è spento ieri sera nel suo appartamento di Roma il cardinale Camillo Ruini, storico Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e per lunghissimo tempo Vicario del Papa per la Diocesi di Roma.
Il decesso è sopraggiunto a seguito di un progressivo e irreversibile declino fisico nelle ultime settimane, dopo che il porporato emiliano aveva superato con tempra precarie crisi mediche negli ultimi anni, tra cui un infarto e un blocco renale. L’annuncio ufficiale è stato dato dal cardinale vicario Baldassare Reina insieme alla Diocesi capitolina, scatenando un cordoglio immediato, profondo e trasversale in tutto il mondo istituzionale della Seconda Repubblica.
Il “Ruinismo”: la fede come forza pubblica contro il vuoto della DC
Nato a Sassuolo nel 1931, Ruini è stato indiscutibilmente uno dei protagonisti più influenti, ascoltati e temuti della storia italiana a cavallo tra i due secoli. Il suo capolavoro strategico nacque sulle macerie di Tangentopoli: di fronte al crollo della Democrazia Cristiana e alla diaspora dei voti cattolici, Ruini rifiutò l’idea di una Chiesa silente o minoritaria.
Invece di legare i vescovi a un singolo nuovo partito, teorizzò e lanciò a metà anni Novanta il Progetto Culturale. L’obiettivo era rispondere alla secolarizzazione scendendo direttamente nell’arena pubblica e parlamentare per incidere sul modo in cui i cittadini pensavano e i politici legiferavano.
Camillo Ruini: «La fede non è un fatto privato, confinato nell’intimità della coscienza o tra le mura delle chiese. Ha una rilevanza pubblica imprescindibile, perché l’antropologia cristiana difende l’uomo e la sua dignità in ogni ambito della società».
Da questa visione prese corpo la stagione del cosiddetto “ruinismo”, una strategia caratterizzata da una fortissima presenza mediatica e da una rigida trincea parlamentare eretta a difesa dei “valori non negoziabili”: la vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia tradizionale e la libertà di educazione. L’apice politico di questa dottrina si registrò nel 2005 con il referendum sulla Legge 40 sulla fecondazione assistita: Ruini promosse con successo la linea dell’astensione, facendo fallire il quesito e dimostrando la capacità della Chiesa di bloccare riforme sgradite, tanto da essere definito anni dopo da Romano Prodi come «il più temuto esponente dell’opposizione».
Il rapporto con i Papi: dal binomio d’oro con Wojtyła alla distanza con Francesco
Il peso geopolitico di Ruini fu tale da farlo considerare per un ventennio un vero e proprio “vice-papa” per gli affari italiani, muovendosi in base alle diverse sensibilità dei pontefici che si sono succeduti sul soglio di Pietro:
| Pontefice | Natura del Rapporto con Ruini | Impatto sulla Chiesa Italiana |
| Giovanni Paolo II | Binomio di ferro | Wojtyła lo scelse come uomo d’ordine e braccio destro pragmatico per applicare in Italia la sua linea di Nuova Evangelizzazione, creandolo cardinale e blindandolo alla guida della CEI per 16 anni. |
| Benedetto XVI | Sintonia teologica totale | Ratzinger condivideva l’ossessione ruiniana contro la “dittatura del relativismo”. Ruini, dal canto suo, fu tra i grandi grandi tessitori dietro le quinte del Conclave del 2005 che elesse il Papa tedesco. |
| Papa Francesco | Distacco istituzionale | Con la svolta pastorale di Bergoglio, meno concentrata sulle battaglie bioetiche in Parlamento e più focalizzata sulle periferie sociali, la stagione ruiniana è stata di fatto archiviata. Ruini non nascose qualche difficoltà di fronte alla linea attuale, pur mantenendo sempre rigorosa obbedienza. |
Con la scomparsa di Camillo Ruini si ammaina definitivamente la bandiera di una Chiesa cattolica intesa come formidabile nucleo di pressione politica e culturale, capace di condizionare i destini delle maggioranze di governo e le agende legislative italiane.
Sarà Papa Leone XIV domani a celebrare i funerali del cardinale Camillo Ruini. Le esequie si terranno alle 16.30 all’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro. Aperta intanto la camera ardente per l’ultimo omaggio nel Pontificio Seminario Romano Minore della diocesi di Roma.