Il mondo del cinema piange la scomparsa di Robert Redford, l’attore e regista da Oscar morto nel sonno a 89 anni nella sua casa di Provo. Antidivo per eccellenza, ha lasciato un segno indelebile a Hollywood grazie al suo carisma, ai suoi ruoli indimenticabili e al suo instancabile impegno per i diritti umani e il cinema indipendente.
La notizia della sua morte ha scatenato una commossa ondata di ricordi e tributi da parte di star e figure di spicco dell’industria cinematografica. Jane Fonda, sua storica partner sul grande schermo e amica di una vita, lo ha definito “il mio partner preferito”, un “attore meraviglioso” e un “uomo bello che amava profondamente sua moglie”. Anche Meryl Streep, sua co-protagonista in La mia Africa, ha reso omaggio a quello che ha chiamato “uno dei leoni” di Hollywood.

L’attore e regista Ethan Hawke ha sottolineato il profondo impatto di Redford oltre la recitazione: “Ha usato la sua fama per promuovere il cambiamento. Ha usato la sua ricchezza per sostenere gli altri. Ha usato la sua vita per servire”. Un concetto ripreso anche da Ben Stiller, che lo ha definito un’icona americana, sottolineando il ruolo cruciale del Sundance Film Festival, da lui fondato, nel rivoluzionare il cinema indipendente.
Redford è stato celebrato per la sua versatilità e integrità. Thierry Frémaux, direttore del Festival di Cannes, ha ripercorso la sua carriera con un tributo poetico: “Per sempre il cowboy, il fuggitivo, il candidato, il prigioniero…”. Lo ha definito “più di una leggenda: un modello” e “il cavaliere elettrico che amava la libertà”.
Anche la Biennale di Venezia, che nel 2017 gli aveva conferito il Leone d’Oro alla carriera, ha ricordato la sua figura di “gigante di Hollywood” e “instancabile promotore del cinema indipendente”. In quell’occasione, il direttore Alberto Barbera lo aveva descritto come un artista che ha “accompagnato cinquant’anni di storia americana con una combinazione di rigore, intelligenza e grazia che resta insuperabile”.