Piazza Lucio Dalla si trasforma nel laboratorio politico del nuovo centrosinistra. Sul palco della Festa nazionale per i 125 anni della Fiom-Cgil, i leader dell’opposizione progressista – Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni – firmano un patto di ferro davanti al popolo dei metalmeccanici, giurando che l’asse non si spaccherà e siglando l’intesa intonando insieme “Bella Ciao”.
L’obiettivo politico è chiaro: esorcizzare una volta per tutte le frammentazioni interne e lanciare la sfida di lungo periodo al governo di centrodestra.
Schlein: «Mai più il regalo alle destre di andare divisi»
La segretaria del Partito Democratico ha usato parole nette per chiudere la stagione dei veti e delle corse solitarie, annunciando che da settembre la coalizione avvierà una grande stagione di ascolto nei territori per scrivere il programma di governo direttamente “tra la gente” e non nelle stanze chiuse dei partiti:
Elly Schlein: «Non faremo mai più l’errore e il regalo alle destre di andare divisi alle prossime elezioni. Quello che definirà l’alleanza progressista sarà ciò che vogliamo fare insieme. Non vogliamo costruire un’alleanza solo contro questa destra e i suoi errori, ma per migliorare la vita delle persone, a partire dal lavoro. Si parla troppo del ‘contro’ e troppo poco del ‘per’».
La leader dem ha poi tracciato il perimetro valoriale del programma comune, basato su sanità e scuola pubblica, tutele per i ricercatori precari, diritti civili e difesa della democrazia.
Il patto del palco: «L’obiettivo è governare per 5 anni»
Il momento clou del dibattito, moderato dal giornalista Marco Damilano, è arrivato con la richiesta di un impegno formale e solenne dinanzi alla platea sindacale: «Prendete l’impegno che nessuno di voi uscirà dalla foto o scenderà dal palco?».
Le risposte dei tre leader hanno delineato una forte convergenza strategica:
Il leader del Movimento 5 Stelle ha insistito sulla stabilità del futuro esecutivo come precondizione per cambiare il Paese:
Giuseppe Conte: «Le riforme strutturali di cui parliamo – la politica industriale, il piano sanitario, il contrasto all’emarginazione, l’attuazione della Costituzione – non si fanno se dopo un anno o due qualcuno ti fa cadere. Ci impegniamo a farvi ritornare l’orgoglio e la dignità di essere rappresentati da un governo con la schiena dritta».
Il monito della Fiom e i mugugni su Renzi
A blindare l’accordo in chiave quasi contrattuale ci ha pensato il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, che ha lanciato un avviso trasparente ai tre leader:
Michele De Palma: «I metalmeccanici se dici una cosa e poi non la fai se lo ricordano. Per noi questa piazza è come un’assemblea di mandato fra i lavoratori: in assemblea si dà mandato alla trattativa e poi si giudica quel negoziato. L’impegno immediato che chiedo al centrosinistra è applicare la Costituzione, non provare a modificarla».
Nonostante il clima di forte sintonia sui temi del lavoro, della precarietà e della politica estera, la piazza ha comunque fatto registrare qualche momento di freddezza: non sono infatti mancati mugugni e dissensi geopolitici tra il pubblico del sindacato non appena è stato evocato il nome di Matteo Renzi e il rebus del perimetro delle alleanze al centro. Un segnale evidente di come la base spinga per l’identità progressista emersa sul palco bolognese, piuttosto che per allargamenti centristi.