Il tour internazionale di Elly Schlein a Toronto segna un punto di svolta nella strategia del PD, posizionando la segretaria come perno di una rete progressista globale in diretta opposizione al modello sovranista di Trump e dei suoi alleati europei.
Ecco i punti chiave del “nuovo ordine mondiale” disegnato al Global Progress Action Summit. L’incontro con Barack Obama non è stato solo cerimoniale, ma un riconoscimento politico forte: Schlein ha ricordato a Obama il suo impegno come volontaria nelle campagne del 2008 e 2012, un cerchio che si chiude oggi con lei alla guida del principale partito della sinistra italiana.
L’ex presidente ha ribadito il suo sostegno ai “giovani leader”, legittimando la segretaria dem come volto del rinnovamento progressista europeo. Insieme al premier canadese Mark Carney, Schlein ha sostenuto che l’ordine internazionale deve essere ricostruito partendo dall’Europa, per sostituire la “legge del più forte” con il diritto internazionale e la cooperazione.

Il successo canadese rafforza l’impronta leaderistica di Schlein, ma solleva interrogativi sulle dinamiche interne al centrosinistra: mentre Renzi e parte del PD vedono le primarie come necessarie, la sindaca di Genova Silvia Salis (indicata da alcuni come possibile “papessa straniera” o figura terza) le boccia come strumento divisivo.
Con il leader del M5S rientrato in campo dopo la malattia, la competizione per la leadership del “campo largo” si fa serrata. La mossa internazionale di Schlein serve a blindare la sua candidatura naturale.
Elly Schlein sta usando la proiezione internazionale per compensare le difficoltà del dibattito interno, proponendo un’Italia che sia protagonista di una “risossa democratica” globale, contrapposta all’isolamento “galattico” (cit. Renzi) in cui starebbe scivolando il governo Meloni dopo gli attacchi di Trump.
