Scatta domani alle ore 14:00 nell’Aula di Montecitorio la tre giorni cruciali che deciderà il destino della nuova legge elettorale targata centrodestra. Il testo base prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza, liste bloccate e l’indicazione del premier sulla scheda.
Il dibattito si aprirà con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, ma il vero banco di prova per la tenuta della coalizione di governo arriverà già in serata, quando inizierà il voto sui circa 200 emendamenti depositati. A infiammare la discussione è il tema delle preferenze, che spacca l’asse tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia e fa aleggiare lo spettro del voto segreto.
Lo scontro sulle preferenze e la proposta di FdI-NM-UDC
L’introduzione delle preferenze è da sempre un obiettivo di Giorgia Meloni, utile anche a blindare la riforma da possibili bocciature della Corte Costituzionale sulle liste bloccate. L’emendamento depositato oggi in extremis da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc punta a un compromesso geometrico:
IL MODELLO DI VOTO PROPOSTO DA FdI
├── CAPOLISTA BLOCCATO: Il primo nome della lista è blindato e non modificabile.
└── LISTA DI SEI NOMI: Sotto il capolista, l'elettore può esprimere fino a 3 preferenze di genere alternato.
Questo schema non convince affatto gli alleati. Forza Italia e Lega non hanno una linea unanime al loro interno e decideranno la strategia ufficiale domani alle 12:00 nelle rispettive assemblee di gruppo. Se prevarrà la fedeltà alla coalizione o la libertà di coscienza dipenderà molto dal voto segreto: le opposizioni sono pronte a richiederlo (bastano 20 deputati o un capogruppo) su quasi tutti gli emendamenti cruciali dell’articolo 1, aprendo la strada a possibili franchi tiratori nella maggioranza.
Le mosse delle opposizioni e l’asse di Vannacci
Il tentativo delle minoranze di presentare un fronte unito in Aula è parzialmente sfumato a causa di iniziative autonome:
- Il Movimento 5 Stelle ha depositato una sua proposta alternativa che introduce sì le preferenze, ma azzera l’indicazione del premier, elimina il “listone” e riduce drasticamente l’entità del premio di maggioranza.
- Futuro Nazionale, il movimento che fa capo all’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci, ha presentato un proprio emendamento specifico per battersi a favore delle preferenze.
Fuori sede e circoscrizioni Estero: i punti d’accordo
Al di là dello scontro sulle preferenze, la maggioranza ha già blindato alcuni emendamenti unitari che modificheranno il testo uscito dalla Commissione e che vedono una convergenza più ampia.
Le riforme certe nel testo
- Voto ai fuori sede: Potranno votare nel luogo di domicilio i lavoratori, gli studenti e i cittadini in cura che si trovino lontano dalla propria residenza da almeno 9 mesi, previa registrazione in un elenco speciale entro il 31 dicembre.
- Taglio delle circoscrizioni Estero: Riorganizzazione geometrica dei seggi oltreconfine, che vengono ridotti a due circoscrizioni per la Camera dei Deputati e a una sola circoscrizioni per il Senato della Repubblica.
Come alternativa di riserva qualora l’emendamento sulle preferenze dovesse naufragare, il centrodestra ha depositato una proposta tecnica per salvare la costituzionalità del testo: l’obbligo per i candidati inseriti nel “listone” del premio di maggioranza di candidarsi anche come capilista nei collegi pluriminomiali, così da garantire la riconoscibilità dei volti agli occhi degli elettori.
I tempi del dibattito alla Camera sono contingentati a un totale di 22 ore. Per evitare sorprese e garantire il numero legale, i partiti di governo hanno precettato tutti i deputati — ministri compresi — ipotizzando sedute notturne sia martedì che mercoledì, con una presenza richiesta fino a venerdì mattina per blindare l’approvazione finale.