Ha preso ufficialmente il via in commissione Affari Costituzionali al Senato l’iter d’esame per la nuova legge elettorale. Nonostante l’incardinamento del testo, la maggioranza di centrodestra sembra orientata a non forzare la mano e a procedere senza strappi nei tempi di approvazione.
Con un calendario d’Aula saturato in prima battuta dal decreto Giustizia e le richieste delle opposizioni per un corposo ciclo di audizioni (richiesta definita “giusta” anche da esponenti di spicco di Fratelli d’Italia), appare quasi certo che la partita della riforma elettorale si riaprirà nel merito soltanto dopo la pausa estiva.
1. I nodi interni alla maggioranza: preferenze e alleanze
Dietro la scelta di frenare i ritmi dell’iter d’esame vi è anche la necessità di trovare un’intesa interna al centrodestra sui nodi ancora aperti:
I PUNTI APERTI NEL CENTRODESTRA
├── IL NODO PREFERENZE: Posizioni ancora distanti tra gli alleati; servirà un vertice politico per decidere.
├── L'OPZIONE ROSATELLUM: L'ipotesi di mantenere i collegi uninominali per agevolare eventuali intese con Roberto Vannacci.
└── LADECANTAZIONE POLITICA: Allungare i tempi per valutare l'evoluzione dei sondaggi dopo l'estate.
2. Le opposizioni all’attacco: la polemica sulla norma “anti-frammentazione”
Il centrosinistra denuncia la scelta della maggioranza di concentrare il dibattito politico sulla legge elettorale anziché sulle difficoltà economiche del Paese.
Giuseppe Conte (M5S): «Il carovita è alle stelle e la maggioranza pensa solo a cambiare la legge elettorale per conservare il potere, penalizzare l’opposizione e trasformare l’Italia in un far west».
Il ricorso delle forze minori e il fronte “anti-cespugli”
Particolarmente dura è la reazione dei partiti minori e delle forze centriste e civiche (tra cui +Europa, PSI, Centro Democratico, Progetto Civico, Volt, Possibile e Più Uno) contro l’emendamento introdotto durante il passaggio alla Camera:
- La norma sotto accusa: L’emendamento stabilisce che le liste sotto la soglia dello 3% non contribuiscano al calcolo complessivo dei voti per l’assegnazione del premio di maggioranza (eccezione fatta per il miglior perdente di coalizione).
- Appello al Quirinale: Il segretario di +Europa Riccardo Magi, insieme ad Alessandro Onorato ed Ernesto Maria Ruffini, ha annunciato un appello formale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendo la misura una norma “ruba-voti”.
- Dubbi di incostituzionalità: Secondo il costituzionalista Enrico Grosso e il capogruppo PD al Senato Francesco Boccia, il meccanismo presenta evidenti profili di illegittimità costituzionale che apriranno la strada a ricorsi giudiziari non appena approvato.